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Brian Urlacher: l’ultimo grande mostro del Midway


Un titano, agile e veloce correva come un running back, copriva come una safety, ma poi placcava come un bulldozer. Un giocatore completo costantemente scelto fra i migliori della lega.


Il volto della difesa: l'uomo che ha portato il ruolo di Middle linebacker nel ventunesimo secolo


Onora in campo una tradizione, ma ci aggiunge un tocco rivoluzionario.
Onora in campo una tradizione, ma ci aggiunge un tocco rivoluzionario.

Se nasci a Chicago e giochi come Middle linebacker, non stai solo scendendo in campo: stai accettando un'eredità pesante, come il piombo. Dopo Dick Butkus e Mike Singletary, i tifosi dei Bears credevano di aver visto tutto. Poi, nel 2000, arriva proprio lui: Brian Urlacher. Con una combinazione di stazza da titano e velocità da sprinter, Urlacher non ha solo onorato la tradizione che lo ha preceduto ma l'ha proprio rivoluzionata, diventando il fulcro della celebre difesa Tampa 2 e il terrore di ogni attacco Nfl per oltre un decennio.

Un atleta totale: il linebacker con la marcia in più


È stato sia rookie che difensore dell'anno, all'insegna della continuità in carriera e nelle prestazioni.
È stato sia rookie che difensore dell'anno, all'insegna della continuità in carriera e nelle prestazioni.

Urlacher non è il classico difensore d'area, pesante e lento. All'università (New Mexico) gioca anche come ricevitore e ritornatore e porta con sé quell’agilità in Nfl. Con i suoi 193 centimetri di altezza, è capace di correre quanto un running back, cosa che gli permette di coprire i passaggi profondi, al centro del campo, come se fosse una safety.

​L'impatto immediato: nominato Rookie difensivo dell'anno nel 2000, fa capire subito che una nuova era è iniziata a Chicago.

​Il dominatore: nel 2005 raggiunge l'apice, venendo premiato come Difensore dell'anno e guidando i Bears a una stagione difensiva storica.

Il cuore e l’impresa

Sotto la guida di coach Lovie Smith, Urlacher diventa l'elemento insostituibile. La sua capacità di leggere il gioco e di coprire ampie porzioni di campo permette alla difesa di Chicago di essere aggressiva e imprevedibile. È lui a chiamare gli schemi, a correggere le posizioni dei compagni e a chiudere ogni falla.

L'impresa: nel 2006, guida i Bears fino al Super Bowl XLI. La sua prestazione contro gli Arizona Cardinals in quella stagione (19 tackle e un fumble recuperato) rimane una delle prove individuali più dominanti mai viste in una singola partita.

 

I numeri che lo portarono ad eccellere


I numeri messi a segno parlano chiaro, ma bastava la sua imponenza a intimorire l'avversario.
I numeri messi a segno parlano chiaro, ma bastava la sua imponenza a intimorire l'avversario.

La carriera di Urlacher è un catalogo di costanza e onnipresenza sul pallone. I suoi numeri spiegano perché la sua maglia numero 54 sia diventata un'icona: 1.354 tackle in carriera, una macchina da placcaggi che si trova sempre nel posto giusto, al momento giusto. Oltre a 41.5 sack e 22 intercetti. Statistiche che dimostrano la sua incredibile versatilità, un pericolo sia quando caricava il quarterback, sia quando restava in copertura.

​Viene selezionato costantemente, come il miglior linebacker della lega, per quasi tutta la sua carriera con otto Pro Bowl totali.

Il leader silenzioso con il numero 54


Capace di andare oltre a dolore e infortuni, rientra in quel club esclusivo di difensori totali del passato, oggi sempre più rari.
Capace di andare oltre a dolore e infortuni, rientra in quel club esclusivo di difensori totali del passato, oggi sempre più rari.

Fuori dal campo Urlacher evitava le polemiche e i riflettori non necessari. Era un leader che guidava con l'esempio, con la durezza e con una dedizione al lavoro che gli valse il rispetto incondizionato di compagni e avversari. Nonostante gli infortuni che lo tormentarono a fine carriera, non si tirò mai indietro, giocando spesso con il dolore per amore della maglia.

La curiosità: Urlacher è uno dei pochissimi giocatori ad aver registrato in carriera almeno quaranta sack e venti intercetti, rientrando in un club ristrettissimo di difensori totali che hanno segnato la storia del gioco.

 

Intelligenza e duro lavoro, il successo di una carriera di poche parole

Introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 2018 (al suo primo anno di eleggibilità), Brian Urlacher ha chiuso il cerchio dei grandi difensori di Chicago. Ha dimostrato che si può essere feroci senza essere sporchi e che l'intelligenza sportiva e competitiva è l'arma più letale di tutte.

 

Luca Salera

 
 
 

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