top of page

Harbaugh sbarca a New York: è giallo sui rapporti con Schoen


In quello che forse è un unicum storico, l’ex Ravens ha strappato una clausola contrattuale che cambia le gerarchie Giants, per come sono state sempre pensate, Proprietà, General manager, capo allenatore. Non sarà più così: John farà direttamente capo alla proprietà dei Mara.


A cura di: Luca Corporente.





Domenica scorsa, con sorpresa di molti appassionati di football americano, John Harbaugh è stato sostanzialmente il primo capo allenatore sul mercato ad accasarsi, accettando la proposta dei New York Giants. Un annuncio ufficiale preceduto da quarantott’ore vissute in preda al panico, per i tifosi della Grande Mela, uno stallo causato da un’importante clausola contrattuale di cui parleremo tra poco.

Sono state ben nove le squadre in rada nelle acque attorno ad Harbaugh, tra cui anche i Tennessee Titans, franchigia che è rimasta fino alla fine letteralmente appesa al telefono dell’agente di Harbaugh. Ma nessuna e sottolineiamo, nessuna, un unicum in questi ultimi anni di ingaggi ad allenatori è riuscita anche solo a ottenere un’intervista con Harbaugh, per parlare del suo possibile ingaggio. A spuntarla sono stati come sappiamo i Giants, che non hanno ugualmente lesinato a livello di telefonate, ma soprattutto hanno mostrato grande impegno e volontà nel persuadere l’ormai ex condottiero dei Baltimore Ravens. Inoltre hanno ottenuto un altro grande risultato morale: essere velocissimi nel chiudere la loro ricerca sul capo allenatore, un vantaggio non da poco con le scadenze della Combine e e del Draft non più così lontane. Ma ancora più hanno impedito al più corteggiato degli allenatori, anche solo di guardarsi attorno e sondare il terreno con altre squadre e programmi sul suo futuro, dopo ben diciotto anni passati ai Ravens, una vita intera spesa con la stessa squadra. Per i Giants un record nel record, per le altre contendenti terra bruciata.


Nella settimana che ha portato alla firma sul contratto, parte della dirigenza Giants è andata a pranzo a casa di Harbaugh, per poi organizzare un viaggio in jet privato con direzione la sede della franchigia con il banale intento di far scivolare Harbaugh nelle braccia dei Giants. Una giornata che ha dato modo al nuovo capo allenatore di incontrare fisicamente anche il suo futuro quarterback Jaxon Dart, visitare la facility e anche pranzare assieme a John Mara e Steve Tisch gli owner Giants al ristorante Elia Mediterranean, dove molti fantasticano sia stato chiuso l’accordo, che in realtà ha avuto bisogno di qualche ora in più (nella notte) per essere annunciato. Una delle ragioni indicate da Harbaugh che lo hanno convinto è stato proprio il poter disporre di un quarterback come Dart da sviluppare, la storia prestigiosa dei Giants che lui in conferenza stampa ha voluto chiamare i New York Football Giants, come la loro storia impone, oltre ad un riferimento anche allo storico allenatore Tom Coughlin, con cui si sarebbe sentito e lo avrebbe decisamente indirizzato a puntare su New York.

Da un punto di vista nettamente più storico e di prestigio, invece, Harbaugh ha sottolineato come la decisione sia stata trainata dal prestigio che la franchigia ha all’interno della storia della lega Nfl, così come l’importanza di una piazza come quella di New York, col suo tifo e le sue particolarità, da troppo tempo ai margini delle big che contano. L’obiettivo primario allo stato attuale è quello di agganciare i play off, ma Harbaugh ha intenzione di avere un lungo successo e diventare parte della storia della franchigia.


L’approccio dei Giants è stato preciso, potente, consegnando addirittura una prima offerta di 18.5 milioni di dollari medi annui, cifra poi innalzata con successo dall’agente di Harbaugh, che è riuscito a chiudere per un contratto quinquennale dal valore totale di 100 milioni, esclusi i bonus. Un’offerta monstre operata con rapidità e decisione, ma comunque inizialmente non abbastanza alta da strappare la definitiva firma, di uno dei capi allenatori più storici di questa lega. Si sa infatti che Harbaugh abbia chiesto, e poi ottenuto, molto di più. Con la richiesta da parte dell’allenatore di rispondere unicamente e direttamente alla proprietà dei Giants e ai Mara, senza passare dunque per la figura del general manager, un modus operandi mai seguito prima d’ora nella franchigia di New York. In cui l’allenatore riferiva al General manager, che poi comunicava direttamente alla proprietà. Un dettaglio che magari, ai meno attenti, può sembrare marginale, ma segna un vero e proprio cambio epocale nelle gerarchie e negli equilibri di potere Giants. Una pretesa forse dura, ma non dovuta da alcun pregiudizio di sorta verso Joe Schoen il Gm Giants, come spiegato da Harbaugh, che ha inoltre sottolineato di voler lavorare a stretto contatto con lui. E a chi gli ha chiesto cosa succederà in caso di diverse vedute, durante il processo del draft, Harbaugh ha spiegato che lui e il dirigente lavoreranno a stretto contatto, fino a trovarsi d’accordo e a convergere sulle scelte da fare.


Questo pensiero però sembra solo parzialmente corrisposto da Schoen e la decisione di uscire dalle trattative finali del contratto ad Harbaugh è certamente un indizio, sui sentimenti del General manager nei confronti della richiesta che ha fatto chiudere l’accordo. Sebbene abbia apprezzato la franchezza nelle richieste di Harbaugh, l’alto dirigente dei Giants non ha perso l’occasione di minimizzare questa clausola, definendola letteralmente solo un: “Qualcosa di scritto su un pezzo di carta”. Ciò che vuole specificare Schoen è che, comunque, ogni decisione andrà presa di comune accordo, una visione collaborativa confermata anche dalla proprietà, sebbene quest’ultima abbia marcato come la voce di Harbaugh sarà comunque la più forte all’interno di ogni colloquio.


Nonostante i tentativi diplomatici, la richiesta di Harbaugh si è poi tramutata in clausola contrattuale, ed è dunque lecito aspettarsi che ogni decisione legata al roster verrà pensata e messa in campo, letteralmente, dal capo allenatore. Harbaugh è riuscito nell’intento di replicare la struttura gerarchica che c’era a Baltimore, ora non resta da vedere se le parti saranno capaci di far girare tutti i meccanismi. Harbaugh stesso ha sottolineato che i Giants sono dotati di una struttura statistica e di analisi dei roster e delle necessità molto raffinata e complessa, che ai Ravens non c’era, cosa che lo fa ben sperare per la collaborazione futura. Il campo saprà dirci chi ha ragione.


 
 
 

Commenti


bottom of page