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Il cielo è rosso sopra Miami, gli underdog di Indiana sbancano l’Hard Rock.


Coach Cignetti l’aveva promesso: la mission era portare un programma come quello di Indiana nel gotha del college football e ci è pure riuscito. Gli Hoosiers col loro 16-0 in stagione eguagliano il record di Yale, come se Miami in Nfl non fosse più unica titolare della perfect season.



Curt Cignetti alza al cielo la coppa del Championship che i suoi Hoosiers hanno appena conquistato, dopo una guerra di logoramento contro i Canes.
Curt Cignetti alza al cielo la coppa del Championship che i suoi Hoosiers hanno appena conquistato, dopo una guerra di logoramento contro i Canes.

Se qualcuno avesse scritto questa sceneggiatura due anni fa, sarebbe stata scartata perché troppo inverosimile persino per le migliori produzioni hollywoodiane. Ma lunedì sera, sotto le luci dell’Hard Rock Stadium, la realtà ha superato la finzione. Il programma universitario degli Indiana Hoosiers che, per oltre un secolo, è stato sinonimo di mediocrità nel college football, ha completato la stagione perfetta (16-0), battendo i padroni di casa dei Miami Hurricanes 27-21 e sollevando il primo National Championship della sua storia.

Non è stata una vittoria facile, né pulita. È stata una battaglia di puro logoramento, decisa non dai lanci spettacolari che hanno valso al quarterback di Indiana, Fernando Mendoza, l’Heisman Trophy di quest’anno, ma dalla voglia di rischiare, dalla difesa e da una chiamata inaspettata su un quarto down che entrerà nella leggenda dello sport universitario.

La partita inizia all’insegna di una tensione palpabile. Giocando di fatto in casa, Miami cerca di sfruttare l’energia del pubblico amico, ma si scontra contro il muro ospite. La difesa degli Hoosiers, preparata magistralmente da coach Cignetti, soffoca l’attacco dei Canes per tutti i primi trenta minuti.


Fernando Mendoza è la bella storia sportiva di questa stagione al college, già adocchiato dalle squadre Nfl che possiedono le prime pick al draft.
Fernando Mendoza è la bella storia sportiva di questa stagione al college, già adocchiato dalle squadre Nfl che possiedono le prime pick al draft.

All’intervallo, il tabellone recita 10-0 Indiana, con Miami che ha racimolato appena 69 yard totali. L’attacco di Mendoza e compagni, pur non essendo esplosivo come durante la regular season, capitalizza con un field goal e un touchdown su corsa breve di Riley Nowakowski nel secondo quarto. Mentre Carson Beck appare decisamente fuori giornata, incapace di trovare ritmo contro la pressione costante della linea difensiva di Bloomington.

Tuttavia, la banda di coach Cristobal non è arrivata in finale per caso. Infatti nel terzo quarto l’inerzia cambia drasticamente. Il running back Fletcher Jr. prende in mano la squadra, svegliando l’attacco con una corsa esplosiva di 57 yard che porta al primo touchdown di Miami.

Da quel momento, la partita si trasforma in un botta e risposta. Indiana segna e Miami risponde, sistematicamente. All’inizio dell’ultimo quarto, Fletcher trova nuovamente la end zone, accorciando le distanze sul 17-14. L’inerzia sembra finalmente tutta dalla parte dei Canes: la difesa degli Hoosiers appare stanca e il pubblico di casa, sempre più caldo, sente odore di rimonta.

Con meno di dieci minuti sul cronometro e il punteggio in bilico, Indiana si trova di fronte a una decisione cruciale: un quarto down e quattro yard da guadagnare sulla linea delle dodici avversarie. Un field goal avrebbe dato un vantaggio di sei punti, ma non la sicurezza matematica di chiudere la pratica.

Cignetti chiama quindi il time out, per rifletterci. Al rientro della squadra, rischia tutto con una mossa al limite dell’audacia, lasciando in campo Mendoza.

Il fresco vincitore dell’Heisman rompe letteralmente un placcaggio rischiando di inciampare e, con l’aiuto della mano, riesce a rimanere in equilibrio, atterrando in end zone.

Il touchdown che ne risulta è l’emblema della stagione di Indiana: non sempre bello, ma maledettamente efficace. Mendoza chiude così con sole 186 yard su passaggio, ma quella corsa di dodici yard è ciò che verrà ricordato negli anni a venire dall’intero ateneo.


Carson Beck ha anche tentato la rimonta nel drive finale, ma l'illusione termina con un sanguinoso intercetto made in Florida di Sharpe.
Carson Beck ha anche tentato la rimonta nel drive finale, ma l'illusione termina con un sanguinoso intercetto made in Florida di Sharpe.

Nonostante questo colpo da ko alla Mike Tyson, Miami non si arrende. Beck guida un drive veloce, concluso con un passaggio da touchdown per Malachi Toney, riportando il punteggio sul 24-21 con poco più di sei minuti da giocare. Dopo un field goal di Indiana che estende il vantaggio a 27-21, Miami ha l’ultima occasione per realizzare il sogno di un’intera città e far esplodere la gioia sulle tribune dell’Hard Rock.

Con meno di due minuti alla fine, Beck porta gli Hurricanes in territorio nemico e, con la tensione palpabile anche davanti alla televisione, a 44 secondi dal termine tenta il colpaccio, lanciando verso la end zone.

A intercettare il pallone non è un giocatore qualunque, ma Jamari Sharpe, defensive back nativo proprio di Miami. Sharpe spegne le luci all’Hard Rock Stadium e accende la festa a Bloomington.

La vittoria di Indiana eguaglia un record di vittorie stagionali che non si vedeva dai tempi di Yale nel 1894. Curt Cignetti, che aveva promesso di cambiare la cultura perdente del programma, ha così mantenuto la parola data, nel modo più spettacolare possibile.

Per Miami resta l’amaro in bocca di una rimonta quasi completata e di una stagione comunque straordinaria. Per Indiana è la fine di un’attesa lunga una vita e la conferma che, con il giusto sistema e la giusta mentalità, anche i programmi che non hanno alle spalle una tradizione vincente possono mischiare le carte in tavola ed entrare di diritto nell’albo d’oro di questo pazzo college football, che chiude il sipario dopo una stagione incredibile, dentro e fuori dal campo. Dandoci l’appuntamento alla prossima estate. Non vediamo già l’ora di esserci.

 

Matteo Spelat

 
 
 

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