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Sarà Seahawks-Patriots al Levi’s: Broncos fermati da una tormenta, mentre i Rams mancano di coraggio


Un'analisi dettagliata di come sono andati i Championship games. Ci concentriamo sugli episodi svolta delle due partite e sulle mancanze di chi ha avuto la peggio, con un occhio alla tattica in campo. E poi? Come non parlare dell’esclusione di Belichick da Canton, almeno per quest’anno.


A cura di: Alessandro Iovenitti *


Abbiamo ancora negli occhi la domenica indimenticabile degli Championship Games. Due partite diversissime tra loro, l'una a basso punteggio e dominata dalle difese e dal maltempo, l'altra trainata dagli attacchi e dunque con punteggio alto e spettacolo fino all'ultimo. E, alla fine, i Patriots tornano al Super Bowl per la dodicesima volta nella loro storia (mancavano dai tempi dell’era Brady-Belichick), pronti a sfidare i Seattle Seahawks a Santa Clara l'8 febbraio prossimo, con questi ultimi che vengono dati leggermente favoriti dai bookmakers. Sarà proprio così? È tanta la differenza tra le due squadre o è solo frutto di quello che si è visto nelle due conference? O dipende dal calendario facile che avrebbero avuto i Patriots? Ebbene, prima di iniziare a pensare al Super Bowl riavvolgiamo il nastro e torniamo insieme a rivedere cosa ci hanno lasciato le due partite, valide per la vittoria delle rispettive Conference.

 


Drake Maye porta i suoi Pats a giocarsi il Super Bowl, nella prima vera stagione completa da starter.
Drake Maye porta i suoi Pats a giocarsi il Super Bowl, nella prima vera stagione completa da starter.

Difese, quarterback, bufera di neve e kicker. Nella prima partita dei Championship a Denver si scontrano i padroni di casa dei Broncos e i New England Patriots. Dalle premesse sapevamo che i padroni di casa, nonostante la seed numero uno, partivano sfavoriti per il grave infortunio che li ha privati del loro quarterback Bo Nix, ma le aspettative di una partita combattuta c'erano tutte e, in questo senso, le attese sono state rispettate. Pronti via e al secondo drive dei Broncos Jarrett Stidham si inventa una big play con un passaggio di 52 yard per Mims che sorprende il cornerback Gonzalez e mette i Broncos nella possibilità di trovare facilmente il primo touchdown con Sutton, dopo un passaggio corto. Quindi, dopo un drive concluso con un punt dei Patriots, i Broncos hanno nuovamente avuto la possibilità di segnare, ma su un 4&1 a poche yard dalla end zone, invece di calciare, gli uomini di Payton hanno tentato di eseguire la giocata per arrivare al primo down e cercare di puntare al bersaglio grosso, ma senza risultato. Dal possibile 10-7, grazie al turnover provocato dalla difesa dei Patriots, si passa rapidamente al 7-7 grazie ad un ottimo drive condotto da Maye che segna con uno scramble di sei yard. Fino all'half time ci sono da registrare solo due field goal sbagliati, uno per parte che, quindi, non modificano il punteggio.

Nel secondo tempo le previsioni meteo più nefaste si realizzano, tanto da offrirci splendide immagini di una battaglia sotto la bufera di neve che ci riportano alla mente i duelli del football di una volta, quando non esistevano i Dome e le partite nella stagione più fredda erano sempre condizionate dal meteo. Ma purtroppo la neve ha anche impedito a entrambe le squadre qualsiasi giocata lunga o spettacolare. Per cui, dopo il field goal dei Patriots, trovato al culmine di un buon primo drive, di sedici giocate e oltre nove minuti di possesso, lanciare è diventato impossibile, le corse prevedibili e la partita sostanzialmente si è spenta seguendo il copione del 3&punt, fino al tentativo impossibile di Stidham nel finale di gara, con una sorta di Hail Mary mentre il cronometro era sul 2:11, concluso con l'intercetto dell'onnipresente Gonzalez, che ha messo sotto ghiaccio la gara e fissato il risultato sul 10-7 finale, che manda i Patriots al Super Bowl.


La visibilità nel secondo half è stata un fattore determinante, tanto che nel quarto quarto non si è nemmeno giocato.
La visibilità nel secondo half è stata un fattore determinante, tanto che nel quarto quarto non si è nemmeno giocato.

Ricercando i momenti decisivi dell'incontro, dobbiamo innanzitutto evidenziare che New England ha gestito meglio il possesso palla, sfruttando il fattore Drake Maye che, pur non brillando nei passaggi, con sole 86 yard, è stato il miglior corridore del match con 65 yard. Inoltre, se nel secondo tempo i Patriots hanno concesso ai Broncos appena 32 yard totali su cinque possessi, per tutta la partita New England ha limitato le corse di Denver a una media di tre yard per portata, costringendo i Broncos a situazioni di terzo down dapprima di media portata, già difficili per un backup quarterback, poi anche di lungo raggio che sul terreno ghiacciato e sotto il forte vento si sono rivelate un ostacolo insuperabile. Per la verità, proprio sul profilo delle corse i Broncos hanno un po' deluso, in generale, atteso che con Dobbins in campo avevano una media a portata di oltre quattro yard, mentre con Harvey e ai play off la media è scesa a tre yard.

A conti fatti, la giocata che ha avuto più rilevanza, nonché risonanza nella partita, è stata la scelta e l'esecuzione di un 4&1 che i Broncos nel primo tempo hanno deciso di giocare, nonostante fossero a poche yard dalla end zone e dunque a portata di un agevole field goal. I Broncos avevano in quel momento l'inerzia delle gara dalla loro ed erano in fiducia, grazie al primo touchdown realizzato nel drive precedente da Stidham, per cui sapevano che ove avessero segnato un altro touchdown avrebbero portato alle stelle il morale del loro backup quarterback e dato un colpo molto duro al morale dei Patriots, tanto da costringerli anche a cambiare strategia e rischiare molto di più. Purtroppo, le statistiche sulla riuscita di queste giocate con Nix non erano automaticamente applicabili anche a Stidham, ed è risaputo che la giocata prudente ti dà i tre punti, lasciandoti a più di un possesso di distanza dall'avversario, per cui con la scelta conservativa non si sbaglia mai. Vogliamo dar credito a Sean Payton e alla chiamata fatta, per cui spostiamo il focus sull'esecuzione della giocata e vediamola in dettaglio: un hand off in cui il running back, invece che andare a prendere la palla punta immediatamente l'esterno del campo, mentre Stidham si gira. Tuttavia, la linea dei Broncos, la migliore della lega in pass protection, viene battuta dalla linea difensiva dei Patriots che costringe Stidham ad arretrare e affrettare la giocata, lanciando in contro flusso, con la palla che arriva lenta e non permette il completo. Dal review dell'azione ci sentiamo di dare solo meriti alla difesa dei Patriots che, grazie all'ottima lettura dello shift sulla destra della o-line, l’ha presa in controtempo lanciando Durden e Williams alla caccia del quarterback.

Risultato? Riesce a bloccare una giocata codificata che, generalmente, trova grandi chance di riuscita per tutte le squadre. A nostro avviso è stata la giocata che ha cambiato l'inerzia della gara, che non ha allungato il vantaggio dei padroni di casa e che ha dato a Maye il drive per il pareggio e che, quindi, ha posto le basi per la vittoria dei Patriots.

Grandissimi onori al giovanissimo quarterback Maye, che nonostante abbia il futuro dalla sua ha anche la possibilità di giocarsi, nel suo primo vero anno in cui è partito titolare, il Super Bowl. E grandi onori all'intero attacco dei Patriots. Ma il vero punto di forza di questa squadra è la difesa, rigenerata da Mike Vrabel e costruita sull'impatto dei veterani Spillane, Landry e Elliss e sui giovani cornerback, tra i quali spicca il sempre decisivo Gonzalez, già tra gli élite della lega.

 


Una partita spettacolare, dominata dagli attacchi al Lumen Field, la spuntano i Seahawks aiutati anche da una mancanza di coraggio dei Rams nel finale.
Una partita spettacolare, dominata dagli attacchi al Lumen Field, la spuntano i Seahawks aiutati anche da una mancanza di coraggio dei Rams nel finale.

Dominio e trionfo nel nido delle aquile di mare. Se a Denver a causa della tormenta di neve il quarto quarto è stata una serie infinita di punt a Seattle, dall’altra parte degli Stati Uniti, invece,  è andata in scena una delle finali di Conference più spettacolari dell'ultimo decennio, in cui i Seattle Seahawks hanno staccato il biglietto per il Levi’s Stadium sconfiggendo i Los Angeles Rams per 31-27.

Come suggerisce il punteggio è stata una partita dominata dagli attacchi, che accanto a giochi di corsa, sempre molto precisi e proficui, ha visto due generazioni di quarterback e un quartetto di ricevitori leggendari giocarsela colpo su colpo, fino all'ultimo secondo. La partita è iniziata subito su ritmi altissimi con Seattle che ha colpito per prima, con un drive metodico, chiuso da una corsa di due yard di Kenneth Walker, a cui i Rams hanno risposto immediatamente grazie alla connessione Stafford-Nacua. Sul finale del secondo quarto, il drive lampo di Sam Darnold che ha guidato i suoi fino alla end zone, mandando Seattle al riposo in vantaggio.

Nel secondo tempo, con la tensione alle stelle, l'ormai solito errore dello special team dei Rams ha permesso ai Seahawks di allungare e portarsi sul 24-13. Tuttavia la classe di Davante Adams e Puka Nacua, grazie al lavoro chirurgico di Stafford, hanno tenuto i Rams in partita fino all'ultimo possesso quando, sul punteggio di 31-27 per Seattle, i Rams hanno sprecato l'ultima chance partendo dalle proprie sette yard con 25 secondi sul cronometro e senza time out, con la difesa dei Seahawks che ha spento i sogni di gloria degli ospiti e ha riportato i padroni di casa al Super Bowl, dopo l'ultima sconfitta targata Wilson-Carroll e il famoso intercetto sul finale di gara che portò alla sconfitta contro i Patriots di Brady (corsi e ricorsi storici, dato che i Seahawks se la giocheranno nuovamente contro i Pats del nuovo corso Vrabel-Maye).

I due quarterback sono stati eccezionali, precisi e decisivi in ogni frangente. Sam Darnold ha giocato la partita della vita e, senza turn over e con una gestione dei tempi da veterano, con 346 yard lanciate e tre touchdown e con un impressionante 128.4 di passer rating contro i blitz, ha zittito chiunque dubitasse della sua capacità di guidare l'attacco di una contender nelle sfide che contano. Dall'altra parte, Matthew Stafford è stato eroico e forse solo la mancanza di supporto dal gioco di corsa, nel finale di gara, lo ha costretto a forzare in situazioni di svantaggio, ma anche lui esce dal campo con 374 yard di lancio, tre touchdown e zero intercetti. Sotto i riflettori anche JSN e Nacua, che hanno contribuito a rendere gli attacchi stellari. Jaxon Smith-Njigba è stato il vero mattatore della serata, sempre pronto a ricevere e conquistare primi down, con dieci ricezioni su dodici target per 153 yard e un touchdown, ha dimostrato perché è diventato il punto focale dell'attacco di Seattle. Resterà negli annali la sua ricezione, a una mano, sulla linea laterale nel quarto periodo, ma il suo apporto è stato decisivo in tutto l'incontro. Puka Nacua, oltre ad aver dominato da vera forza della natura i duelli con Riq Woolen, ha sfruttato ottimamente le tracce verticali interne, chiamate seam routes, fino alla correzione tattica di

Anche Cooper Kupp ha ritrovato, con eleganza, la via del touchdown.
Anche Cooper Kupp ha ritrovato, con eleganza, la via del touchdown.

Seattle nell'ultimo quarto e ha chiuso con nove ricezioni per 165 yard e un touchdown. Oltre a loro, per Seattle non possiamo dimenticare il grande ex Cooper Kupp, con il touchdown da tredici yard segnato con la solita eleganza nel trovare lo spazio vuoto. E il solito Davante Adams, sempre decisivo in red zone, che arrivato a L.A. per vincere l'anello, è uscito dal campo dopo aver dato tutto, con quattro ricezioni, 89 yard e un touchdown, con la frustrazione di aver perso per la quinta volta in una finale di Conference, davvero un colpo durissimo per uno dei migliori di sempre.

L'analisi tattica di questa finale di Conference rivela come il nuovo corso dei Seahawks, targato Mike Macdonald, sia riuscito in pochissimo tempo a costruire una squadra da Super Bowl, grazie ad ottime scelte sul mercato (Emmanwori scelto con un secondo round è da masterclass) e alla capacità di puntare sulla difesa e su un quarterback che, pur non essendo considerato tra gli élite, ha la capacità di far girare un attacco in cui, sotto la sapiente regia di Kubiak, tutti sono nel posto giusto al momento giusto. Nella guerra di scacchi con la mente geniale di Sean McVay, guardando con la lente di ingrandimento nelle pieghe del match, si è visto come nell'ultimo quarto in particolare Seattle abbia abbandonato l'uno contro uno su Davante Adams, che con la sua precisione nei tagli aveva vinto diversi duelli, soprattutto in red zone e implementato una copertura bracket, con il cornerback Witherspoon in posizione trail, cioè più dietro, quasi accanto alla safety Love. Il che ha costretto Stafford a cercare finestre di lancio molto più chiuse. Oltre a questo, per tutta la gara il rookie Nick Emmanwori è stato usato come un coltellino svizzero, nel box o in slot e la mossa ha funzionato, in quanto la sua fisicità ha impedito ai Rams di stabilire un gioco di corsa efficace con Kyren Williams, in diversi momenti della gara.

Vogliamo ora provare a scandire i momenti decisivi che hanno contribuito a produrre il risultato finale. Nell'equilibrio quasi perfetto del primo tempo, in soli trentaquattro secondi Darnold ha orchestrato un drive chirurgico, per velocità e precisione, che ha cambiato l'inerzia emotiva del match e ha dato morale ai suoi compagni e aperto le prime crepe nella secondaria dei Rams, fin lì perfetta. Quindi, nel terzo quarto, il grave errore del ritornatore dei Rams Xavier Smith, il quale evidentemente ha perso i punti di riferimento per prendere il pallone che cadeva e, nel tentare comunque la presa, ha finito per regalare a Seattle il nuovo possesso in una posizione di campo molto vantaggiosa, trasformata poco dopo nel touchdown del più undici, dal lancio di Darnold per Jake Bobo. Quindi il Taunting di Riq Woolen, ottimo cornerback che tuttavia nel secondo tempo della gara è risultato l'anello debole della difesa dei Seahawks: prima è stato beccato a schernire la panchina dei Rams, lancio flag e regalo di un primo down. Poi, nell'azione successiva, quando Stafford ha lanciato verso di lui su Puka Nacua, si è visto bruciare dla ricevitore per un touchdown di trentaquattro yard.

Infine a parte qualche dubbio sulla gestione dei time out, da parte di McVay, è risultata decisiva la mancata conversione dei due punti nel finale di gara, quando sul punteggio di 31-26 per Seattle, dopo il touchdown di Davante Adams, McVay ha scelto di calciare l'extra point invece di tentare la conversione da due punti. La Logica di McVay è stata sostanzialmente quella di dire: "Se falliamo la conversione da due, restiamo sotto di cinque punti, se invece segniamo l'extra point, siamo sotto di quattro, in entrambi i casi ci serve un touchdown per vincere, quindi prendo il punto facile e mi metto in una posizione di sicurezza", ma per noi è stato un errore in quanto il numero magico è tre, ossia quello che ti basta per calciare e andare all'over time, per cui se avessero convertito i due punti, il distacco sarebbe sceso a tre punti, mentre sbagliare la conversione a quel punto della gara, con meno di tre minuti alla fine, non avrebbe fatto alcuna differenza. Inoltre, con l'attacco dei Rams che dominava sulla difesa avversaria, scommettere su un'altra giocata Stafford-Nacua da due yard aveva una probabilità di successo superiore al 50%. Non aver chiamato la conversione ha tolto ai Rams l'opzione del pareggio, nel drive finale con il field goal e Seattle ha potuto difendere di più la profondità senza interessarsi ai corti guadagni. Ad ogni modo per i non tifosi lo spettacolo è stato esaltante e, in definitiva, nonostante il totale statistico di yard guadagnate migliore per i Rams, i Seahawks hanno vinto l'incontro, perché più cinici nei momenti chiave anche sugli errori avversari. I Seahawks ora volano al Super Bowl LX contro i New England Patriots, in un remake che promette scintille.

A questo punto dobbiamo soffermarci brevemente su quello che rischia di diventare il boomerang del 2026 della Nfl: la mancata elezione di Bill Belichick per la Pro Football Hall of Fame, alla prima votazione. Sorprendentemente, quello che è stato il coach più vincente degli ultimi trent’anni, che certamente non verrà ricordato per la simpatia e l'affabilità ma per i trofei vinti e i numeri realizzati dal suo connubio con Tom Brady, è stato snobbato da diversi elettori, il che sta a significare una sorta di regolamento di conti, al quale il buon vecchio Bill ha già risposto per le rime. Ora la palla è alla Nfl, che siamo sicuri alla fine ammetterà Belichick nella Hall of Fame, ma per ora resta solo lo stupore che mina anche un po’ la credibilità di queste votazioni.

 

*Alla ricerca dei dati statistici e alla loro puntuale verifica ha contribuito: Matteo Rocchi.

 
 
 

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