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Brian Dawkins: Weapon X ovvero l’anima di Philadelphia


Nella sua vita e nella sua carriera si è anche affacciato il dramma della depressione, come ha spiegato dal podio di Canton e questo lo ha avvicinato alla gente comune. Oltre a decretarne l’impegno per la salute mentale fra gli atleti e il mondo del football.


La furia e il cuore del numero 20 degli Eagles

 


Brian Dawkins è stato un leader, in campo e spirituale nella vita nell'immaginario collettivo dei tifosi Eagles.
Brian Dawkins è stato un leader, in campo e spirituale nella vita nell'immaginario collettivo dei tifosi Eagles.

Se Philadelphia avesse un volto sportivo fatto di passione e ferocia, sarebbe quello di Brian Dawkins. Non era solo una Safety: era un vero e proprio leader spirituale, un guerriero che portava il peso di una città intera sulle sue spalle, ogni domenica. Dawkins ha saputo ridefinire il suo ruolo, unendo una forza d’urto devastante a un’intelligenza tattica fuori dal comune.

 

L’evoluzione in Weapon X: più di un atleta, un supereroe dei fumetti

 

Prima di ogni partita, Brian Dawkins smetteva di essere un uomo tranquillo per trasformarsi in Weapon X, il suo soprannome. Il suo ingresso in campo, strisciando sul terreno come il predatore dei fumetti Marvel, è diventato uno dei rituali più iconici della Nfl.

Curiosità: il soprannome non era solo marketing. Dawkins era un fanatico di Wolverine e sosteneva che la maschera lo aiutasse a incanalare la rabbia e la tensione, permettendogli di colpire con un’energia che sembrava sovrumana per la sua stazza.

 

Il club d’élite: 20/20/20/20

 


Fa parte a pieni titolo del club "dei 20" ed è stato il primo a registrare in una sola gara: sack, intercetto, fumble forzato e touchdown in ricezione.
Fa parte a pieni titolo del club "dei 20" ed è stato il primo a registrare in una sola gara: sack, intercetto, fumble forzato e touchdown in ricezione.

Ciò che rendeva Dawkins unico era la sua capacità di influenzare ogni aspetto del gioco difensivo. Non si limitava a coprire i ricevitori lui arrivava ovunque. È stato il primo giocatore nella storia della Nfl a registrare almeno trenta intercetti e trenta sack in carriera. Ma la sua versatilità andava oltre: fa parte dell’esclusivo club di giocatori con almeno 20 sack, 20 intercetti, 20 fumble forzati e 20 fumble recuperati.

Curiosità: nel 2002, contro gli Houston Texans, diventa il primo giocatore di sempre a segnare un quadrifoglio statistico in una sola gara: un sack, un intercetto, un fumble forzato e un touchdown su ricezione. Una prestazione semplicemente totale.

 

Il colpo che fermò il tempo

 

Nessun tifoso degli Eagles dimenticherà mai il colpo inferto ad Alge Crumpler nella finale Nfc del 2004. Fu un impatto così violento che sembrò scuotere lo stadio intero. Eppure, nonostante la sua brutalità in campo, Dawkins è sempre stato un esempio di correttezza e rispetto per il gioco. La sua leadership non era fatta solo di muscoli. Dawkins parlava al cuore dei compagni, spingendoli oltre i propri limiti. Era il collante che rendeva la difesa di Phila una delle più temute.

 

Oltre il campo: la battaglia personale

 


Gli Eagles han ritirato il suo numero a testimonianza di ciò che questo giocatore ha rappresentato per l'intera città.
Gli Eagles han ritirato il suo numero a testimonianza di ciò che questo giocatore ha rappresentato per l'intera città.

La grandezza di Brian non si ferma ai tacchetti. Nel suo discorso per l’ingresso nella Hall of Fame nel 2018, ha parlato apertamente delle sue lotte contro la depressione e i pensieri suicidi durante i primi anni della sua carriera. Un esempio di vera resilienza sportiva e nella vita, anche per i giovani. Curiosità: questa vulnerabilità lo ha reso ancora più amato. Ha trasformato la sua sofferenza in una missione, diventando un portavoce per la salute mentale tra gli atleti, dimostrando che anche uno come la Weapon X può avere bisogno di aiuto.

 

Un’eredità immortale

 

Il suo iconico numero 20 è stato ritirato dai Philadelphia Eagles, un onore riservato a pochissimi eletti. Brian Dawkins non ha mai vinto un Super Bowl da giocatore, ma il suo impatto sulla cultura del football e sulla città di Philadelphia è più forte di qualsiasi anello. È stato il battito cardiaco di una franchigia, un uomo che ha dato tutto ciò che aveva, goccia dopo goccia, su quel manto erboso.

 

Luca Salera

 

 
 
 

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