Mike Ditka: Iron Mike, l'icona indomabile di Chicago
- Luca Salera

- 2 giorni fa
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Capace perfino di rompersi una mano, per la rabbia dopo una sconfitta, nel prendere a pugni un armadietto. Detiene il record di aver vinto il Super Bowl in tre ruoli differenti. Chicago, che ha ritirato il suo numero, gli deve tanta della sua gloria.
Il volto dei Bears: l'unico uomo capace di vincere tutto come giocatore, assistente e capo allenatore

Se il football fosse una città, sarebbe Chicago e se Chicago avesse un volto, sarebbe quello baffuto e severo di Mike Ditka. Non è stato solo un uomo di sport, ma un uragano che ha attraversato la Nfl per ben tre decenni. Ditka ha incarnato la durezza delle acciaierie della Pennsylvania (era nato a Carnegie, proprio in Pennsylvania, nel ’39), portando quella stessa rabbia agonistica dai campi di gioco alla panchina, diventando una figura mitologica dei Chicago Bears.
L'invenzione del Tight end moderno
Prima di Ditka, il Tight end era poco più di un bloccatore aggiunto. Mike ha cambiato le regole. Scelto come 5ª scelta assoluta nel 1961 dai Bears, domina il campo e il gioco fin dal primo giorno. Con la sua stazza e le sue mani sicure, diventa un'arma offensiva letale, capace di travolgere i difensori dopo la ricezione. Al debutto viene nominato Rookie dell'anno nel 1961. È stato il primo Tight end della storia moderna a essere introdotto nella Hall of Fame nel 1988. Ha vinto il campionato Nfl con i Bears nel 1963 e il Super Bowl VI con i Cowboys.
L'era dei "Monsters of the Midway"

Dopo il ritiro, il destino lo riporta a casa. Nel 1982, George Halas lo sceglie come capo allenatore per riportare i Bears alla gloria. Ditka non porta solo schemi, porta con sé una vera e propria identità. Sotto la sua guida, nasce la leggendaria difesa del 1985, considerata da molti la più forte di tutti i tempi.
La curiosità: durante la stagione del 1985, quella del trionfo nel Super Bowl XX, Ditka non era solo un coach, era una rockstar. I suoi celebri maglioni con l'orso e i suoi scatti d'ira divennero parte della cultura pop americana.
Un record, da unico protagonista tre ruoli, tre vittorie

Ditka detiene un primato che lo mette in una categoria a parte nella storia del football. Fa parte dell'esclusivo club di persone che hanno vinto il Super Bowl in tre vesti diverse: da giocatore con i Dallas Cowboys (Super Bowl VI). Da assistente coach: sempre con Dallas (Super Bowl XII). Da Head coach: con i suoi amati Chicago Bears (Super Bowl XX).
Il carattere: oltre il fischietto da allenatore
Mike Ditka non era un uomo di compromessi. La sua rivalità interna con il coordinatore difensivo Buddy Ryan e il suo rapporto di amore-odio con il quarterback Jim McMahon sono leggendari. Era un leader che guidava con il fuoco, capace di rompersi una mano prendendo a pugni un armadietto, per la rabbia dopo una sconfitta.

La curiosità: nel 1999, come coach dei Saints, fece una mossa folle cedette tutte le scelte del draft di quell'anno, per prendere il running back Ricky Williams. Una scommessa totale che descrive perfettamente il suo approccio tutto o niente.
Un'eredità immortale, che ha fatto di Chicago una città icona del football
Oggi, il suo numero 89 è ritirato dai Chicago Bears. Mike Ditka resta l'ultimo ponte tra il football eroico del passato e lo spettacolo moderno. Non è stato solo un allenatore vincente, è stato l'uomo che ha insegnato a una città intera come camminare a testa alta.
Luca Salera



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