Sarà National championship fra Miami e Indiana
- Matteo Spelat

- 4 giorni fa
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Questo il verdetto delle due semifinali Ncaa: Miami si gioca il titolo in casa, col relativo vantaggio, ma Indiana probabilmente non si farà intimidire. Diamo anche uno sguardo ai trasferimenti in atto e a quelli mancati.
Ed eccoci qui: dopo una regular season ricca di emozioni (dentro e fuori dal campo), una stagione dei bowl scoppiettante e dei play off nazionali con parecchie sorprese, siamo finalmente arrivati all’atto finale, con entrambe le semifinali che hanno rivelato il nome delle due squadre che si affronteranno a Miami Gardens il 19 gennaio prossimo, nella cornice dell’Hard Rock Stadium, per il tanto agognato National championship fra, appunto, i Miami Hurricanes e gli Indiana Hoosiers. Non conosce sosta neanche la situazione fuori dal campo: emergono le prime dichiarazioni ufficiali di eleggibilità al draft e i primi movimenti del transfer portal, con giocatori che cercano fortuna in nuovi lidi. Mettiamoci dunque comodi e tuffiamoci in questo rush finale.
Miracolo nel deserto: Miami – Ole Miss

Arizona, una partita che sembra persa per Miami. Ole Miss orfana ormai del Kiffone, ma ben guidata dal coach ad interim Pete Golding, in grado di sbarazzarsi dei Georgia Bulldogs di quel vecchio volpone di Kirby Smart, nei quarti di finale, controlla il ritmo per tre quarti, portandosi avanti grazie a quattro field goal chirurgici di Lucas Carneiro e al touch down del sorpasso su passaggio di Trinidad Chambliss a tre minuti dalla fine.
Con le spalle al muro, il quarterback degli Hurricanes, Carson Beck, orchestra il drive della vita. Freddezza glaciale alla Ivan Drago e gestione perfetta del cronometro. A soli diciotto secondi dalla fine, Beck, autore di una prestazione sontuosa (268 yard passate, due touchdown e un solo intercetto), mette a referto il touchdown della vittoria con una corsa personale di tre yard in scramble. Per il 31 a 27 dei Canes. Altro protagonista che ha brillato nella notte di Glendale è stato Malachi Toney, autore anche di una ricezione da 36 yard in mezzo al traffico.
Miami dopo aver defenestrato Ohio State ai quarti di finale, in cui Sayin & Co. hanno purtroppo dimostrato i timori di tanti. Ovvero che i problemi per i Buckeyes si sarebbero presentati inevitabilmente di fronte a squadre più probanti, cosa che è successa con Indiana nel Big Ten Championship e con gli Hurricanes ieri notte). Miami appunto gioca ora tra le mura amiche dell’Hard Rock Stadium una finale che coach Cristobal e i suoi ragazzi difficilmente vorranno perdere davanti al proprio pubblico. Ole Miss, invece, esce a testa alta dopo aver sfiorato il sogno nonostante il cambio in corsa dell’head coach, dimostrando di poter contare su un gruppo talentuoso, ma soprattutto mentalmente solido.
Mendoza impallina le anatre: Indiana – Oregon

Una delle semifinali più a senso unico degli ultimi anni, anche se obiettivamente ci si aspettava un match di gran lunga più equilibrato. Oregon arrivava da una prova di forza importante contro Texas Tech, nei quarti di finale, lasciando a zero una squadra che durante la regular season aveva veleggiato a una media di quarantotto punti a partita. Oltre a ciò, avevamo assistito a un Dante Moore in palla e finalmente padrone del gioco.
Purtroppo questo scenario non ha avuto seguito, sciogliendosi come neve al sole davanti a Indiana, che ha fatto letteralmente arrosto le anatre di coach Lanning. Anche gli Hoosiers erano arrivati in semifinale, dopo un quarto di finale letteralmente dominato contro Alabama e con un Mendoza in costante modalità Heisman.
Non c’è mai stata partita. Indiana ha segnato in ogni modo possibile nel primo tempo, chiudendo la pratica già all’intervallo sul 35-7. La giocata spacca partita è senza dubbio stata il primo drive, con D’Angelo Ponds che ha intercettato Dante Moore ritornando la palla per il pick six. Da lì, Oregon è andata nel panico più totale, così come il suo quarterback. Moore, infatti, è stato autore di una prova a dir poco orripilante, con tre turn over a referto nel solo primo tempo (un intercetto e due fumble). Tra l'altro, notizia fresca di ieri, Moore nel 2026 rimarrà ad Oregon ha infatti comunicato di aver scelto di non dichiararsi per il Draft.
Il suo pari ruolo dall’altra parte della barricata ha, invece, continuato a seguire il trend stagionale: 17 completi su venti passaggi, 177 yard, ma ben cinque touchdown e rating perfetto nella red zone. Questo il bottino che porta a casa HeisMendoza, confermandosi di diritto Mvp della partita. Da non sottovalutare anche la prova del running back Kaelon Black, che chiude con due touchdown su corsa e dell’intera o-line, che non ha concesso nemmeno un sack. Il risultato finale è di 56-22 con gli Hoosiers che volano a Miami.
Coach Cignetti e i suoi ragazzi rimangono così imbattuti e staccano il pass per la finale contro gli Hurricanes di Beck e coach Cristobal con il marchio dei favoriti, ma anche con la consapevolezza che dovranno affrontare la squadra con targa della Florida che ha il morale a mille e che giocherà tra le mura amiche del suo stadio, contando così su un supporto che potrebbe rivelarsi decisivo, soprattutto se la partita si deciderà sui dettagli. Per Oregon, invece, l’ennesima occasione sprecata in vista del traguardo, senza contare che i 56 punti sono il totale più alto mai subito sotto la gestione di Dan Lanning, un coach che purtroppo pare averci messo del suo in negativo, proprio nel momento in cui la squadra sembrava essere in procinto di poter arrivare a giocarsi davvero il titolo.
Parte la stagione dei transfer portal, una carrellata su chi va e chi resta
Con la finale ormai alle porte e la stagione dei bowl alle spalle, si infiamma letteralmente il transfer portal, così come i movimenti dei giocatori che si sono resi eleggibili per il prossimo Draft Nfl.

Dylan Raiola, quarterback di Nebraska, reduce da un infortunio che lo ha tenuto fuori nel finale di stagione, lascia Lincoln dopo il licenziamento dello zio (coordinatore dell’offensive line) per accasarsi a Eugene. Ha, infatti, annunciato di aver trovato un accordo con Oregon, diventando il profilo che proverà a raccogliere l’eredità lasciata da Dante Moore, che fa i bagagli in vista della Combine e di una chiamata da parte dei general manager Nfl.
Austin Simmons saluta Ole Miss entrando ufficialmente nel portal. Lascia il programma dopo l’addio di Kiffin e la sconfitta in semifinale con Miami. Non vanta solo buone prestazioni sul manto erboso degli stadi del college football, ma si difende altrettanto bene in ambito scolastico. Ha saltato due anni di liceo arrivando al college a diciassette anni, senza contare che è stato anche un lanciatore di baseball d’élite per i Rebels.
Un nome che aveva sicuramente acceso gli appetiti di vari programmi era quello di Cam Coleman, talentuoso wide receiver di Auburn, reduce da una stagione letteralmente dominante con 68 ricezioni, 1.050 yard e dodici touchdown. Dopo diversi giorni di speculazioni, nel week end è arrivata l’ufficialità del suo passaggio a Texas. Sarà interessante vedere come si inserirà negli schemi di Sarkisian e come si troverà con Manning in cabina di regia, quello che molti considerano come il ricevitore fisicamente più dotato d’America.
Addio al vetriolo di Ryan Williams wide receiver che lascia Alabama e che possiamo dire sia stato sotto utilizzato nell’attacco di DeBoer, con solo 45 ricezioni e quattro touchdown. Prima di lasciare Tuscaloosa, ha pensato bene di rimuovere tutti i riferimenti a Bama dai social, solamente un’ora dopo la sconfitta contro Indiana nei quarti di finale.
Tra gli addii pesanti, questa volta in chiave eleggibilità Draft, Ohio State perde due pezzi davvero importanti. Caleb Downs, infatti, dopo aver registrato cento tackle, per il secondo anno di fila, decide di rinunciare al suo anno da senior per tentare il salto tra i pro e ripercorrere la legacy di famiglia. È infatti figlio dell’ex running back Nfl Gary Downs e fratello del wide receiver Josh Downs dei Colts. Carnell Tate lascia invece i Buckeyes, chiudendo la carriera collegiale con una stagione da mille yard e con la speranza di proseguire la tradizione dei wide receiver di Ohio State spesso scelti al primo giro del Draft.
Come diceva una famosa canzone estiva dei primi anni 2000: “Si viene e si va”, ma in questo caso ci concentriamo invece su chi resta, per la gioia delle rispettive fan base e dei coach.

Bryce Underwood, dopo un difficile finale di stagione caratterizzato dal licenziamento in tronco di coach Moore per ragioni giudiziarie e dal Citrus Bowl, perso malamente con Texas, era considerato come uno dei principali partenti. L’arrivo di Whittingham da Utah come nuovo head coach ha cambiato letteralmente le carte in tavola, con il quarterback che ha dichiarato ufficialmente che rimarrà in maglia Wolverines, proprio per l’arrivo del nuovo allenatore, con cui si sente pronto per poter vincere qualcosa di importante.
Ohio State però, nonostante partenze importanti, può parzialmente consolarsi con la permanenza di Jeremiah Smith, niente meno che cugino di Geno Smith. Wide receiver autore di una stagione positiva, caratterizzata da 88 ricezioni, 1.300 yard e sedici touchdown, che nelle settimane precedenti era stato spesso accostato a Florida come uno dei primi tasselli del programma di ricostruzione del nuovo coach Sumrall. La sua conferma va a spegnere definitivamente qualsiasi nuovo tentativo da parte dei Gators. Come già ricordato prima, invece Dante Moore rimarrà ad Oregon.
Matteo Spelat



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