Championship, la magia si ripete e riserva qualche sorpresa
- Matteo Spelat

- 10 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min
La fase successiva dei play off è già calendarizzata, ma c’è grande attesa per chi metterà le mani sull’Heisman trophy, che vede favorito Mendoza, ma anche gli altri nomi sono interessanti.
Week 14, come un buon attore, fa calare il sipario su questa regular season folle, dentro e fuori dal campo, per introdurci al secondo atto dello spettacolo. Quei play off nazionali che vedranno il loro atto conclusivo a gennaio 2026 nell’assolata, seppur in veste invernale Miami, tra le mura dell’Hard Rock Stadium. Immergiamoci dunque senza troppi indugi nell’ultima sette giorni, che ha visto l’assegnazione dei vari Championship, qualche nuovo movimento nel bollentissimo coaching carousel, la conferma definitiva del tabellone dei play off e l’ufficialità dei candidati all’Heisman Trophy.
Festa grande ad Arlington e il Championship va a Texas Tech

I Red Raiders alzano il trofeo, in quel di Arlington, del Big XII Championship in seguito alla vittoria su BYU per 34-7. Dopo un primo quarto in equilibrio (BYU segna il touchdown iniziale con un drive lungo 90 yard, che sarà anche l’ultimo per loro), la difesa di Texas Tech prende il sopravvento nel secondo tempo. In particolare, l’intercetto di Ben Roberts sul secondo drive del resto della gara ha aperto la strada a un touchdown immediato di Cameron Dickey e ha dato il via a un dominio totale dei Red Raiders. Con questo titolo, Texas Tech conquista un posto automatico ai play off e ottiene un bye al primo turno, posizione di enorme vantaggio nell’attuale formato a dodici squadre. BYU, invece, dice addio ai sogni play off, ma con la consapevolezza di essere ormai un programma di punta in conference e a livello nazionale e di aver confermato un head coach di livello come Sitake, grazie al prolungamento arrivato pochi giorni fa.
Bulldogs, il sud è vostro: Georgia costringe allo spareggio Alabama
Coach Kirby Smart e i suoi Bulldogs vengono incoronati re della SEC, al termine di una partita quasi scacchistica contro i Crimson Tide di Ty Simpson e coach DeBoer, terminata sul 28-7. Georgia ha saputo prendere il comando nel primo tempo, con un lancio profondo da 48 yard del solito Ty Simpson, per il touchdown che ha piegato la difesa di Alabama sul lungo termine. Nel secondo tempo, la difesa dei Bulldogs ha dominato: sack, blitz ben disegnati e stop sistematici delle corse hanno stroncato ogni tentativo di rimonta dei Tide. L’attacco rossonero, pur senza eccellere in yard totali, ha capitalizzato i turn over e trasformato gli errori concessi da Alabama in punti pesantissimi. I Bulldogs avanzano quindi automaticamente al secondo turno dei play off, mentre Alabama, con la terza sconfitta stagionale, si deve accontentare dell’accesso al bracket dalla porta di servizio, con gli Oklahoma Sooners di John Mateer che attendono all’orizzonte.
C’è un nuovo sceriffo in città con Indiana che supera Ohio State di misura

Era forse il Championship più atteso. E come dar torto all’hype, quando si affrontano contemporaneamente le prime della classe e due dei pretendenti all’Heisman Trophy? Duello che si conclude con coach Cignetti e i suoi ragazzi che festeggiano il primo titolo in Big Ten, per gli Hoosiers, dal 1967.
È stata una partita difensiva e sporca quella giocata nella splendida cornice del Lucas Oil Stadium di Indianapolis, ma l’episodio che cambia tutto arriva nel secondo tempo, quando la difesa di Indiana ferma un drive promettente dei Buckeyes, con un sack sul terzo down, costringendoli al punt. Sul successivo drive offensivo, Fernando Mendoza (soprannominato dai tifosi Heismendoza) trova un lancio profondo che porta gli Hoosiers in posizione per il field goal decisivo. Pochi minuti dopo, un calcio di Ohio State finisce largo di 27 yard: è il sorpasso che consegna il titolo a Indiana, che lo porta a casa grazie a una disciplina difensiva da applausi. La pressione costante sul back field ha impedito a Julian Sayin di trovare ritmo, costringendolo alla peggior prestazione personale in questa stagione.
Questo titolo cambia tutto per Indiana: da outsider a contender reale, con il primo posto nel ranking da imbattuta e un Mendoza lanciatissimo verso l’Heisman Trophy. Per Ohio State, la sconfitta per 13-10 complica fortemente le sue ambizioni nazionali, con molte certezze crollate come un castello di carte davanti al primo avversario davvero impegnativo della stagione.
Non più solo basket Duke fa invidia ai fratelli gemelli della palla a spicchi

Partita al cardiopalma a Charlotte e risultato che sorprende tutti: Duke batte Virginia dopo due tempi supplementari e alza il titolo in ACC, per la prima volta dal 1962. In over time, su un 4th & goal, Darian Mensah trova il tight end Jeremiah Hasley per il touchdown decisivo. La difesa dei Blue Devils chiude i conti subito dopo, con un intercetto di Luke Mergott, facendo esplodere di gioia coach Manny Diaz e tutti i tifosi accorsi dalla non lontana Durham. Duke ha saputo miscelare corse efficaci, con un buon Sheppard autore di 97 yard totali e un attacco bilanciato grazie a Mensah, che ha evitato forzature e palle sanguinose. La difesa è stata molto disciplinata, stoppando le corse di Virginia e capitalizzandone errori e penalità. Il fake punt nel quarto periodo è stato, senza alcun ombra di dubbio, il momento chiave che ha cambiato l’inerzia della partita, finita 27-20.
Per Duke è un titolo storico che rilancia il programma e per una notte riesce ad oscurare la ben più rinomata compagine cestistica dell’ateneo. Purtroppo, però, il championship non basta per guadagnarsi un posto nei play off nazionali (pare assurdo, ma è proprio così), costringendo i Blue Devils a giocare il Sun Bowl, contro Arizona State. Per Virginia la chance persa pesa, ma non cancella in alcun modo l’enorme lavoro svolto da coach Elliott e dal suo staff durante tutta questa stagione. La fan base dei Cavs può dormire sonni tranquilli e guardare al futuro con estremo ottimismo.
Pronte le griglie dei play off, guardando ai candidati all’Heisman
Con i Championship ormai alle spalle, la struttura dei play off è completamente definita.
James Madison affronterà gli Oregon Ducks di Dante Moore, Tulane dovrà battagliare con Ole Miss, orfana di Kiffin a cui è stato impedito di continuare ad allenare la squadra, data la firma con LSU e con il coordinator Golding promosso a head coach anche per la prossima stagione. Beck e coach Cristobal, con i loro Hurricanes, dovranno vedersela con Texas A&M, mentre Alabama, dopo la sconfitta nel SEC Championship, proverà a superare l’ostacolo Oklahoma. Si sono qualificate direttamente al secondo turno e riposano un turno: Texas Tech, Indiana, Georgia e Ohio State.
Stamattina è arrivata l’ufficialità da parte dell’Heisman Trophy Trust, i quattro finalisti che voleranno a New York sono: Fernando Mendoza (Indiana), Diego Pavia (Vanderbilt), Julian Sayin (Ohio State) e Jeremiyah Love (Notre Dame). Quattro percorsi completamente diversi, un solo trofeo.

Fernando Mendoza, il volto della favola a Indiana - Se oggi esiste un favorito, è lui. Mendoza ha guidato Indiana a una stagione da imbattuta, al titolo Big Ten e allo spot numero uno del ranking nazionale. Quasi tremila yard lanciate, oltre trenta touchdown e pochissimi errori. Ma soprattutto, quel drive vincente contro Ohio State, in finale di conference, che ha cambiato la storia della stagione. Dopo la vittoria, a bordo campo, aveva detto: “Chi avrebbe mai pensato di vedere Indiana qui?”. Ed è proprio questa la forza della sua candidatura: numeri da sogno che hanno dato vita a un’annata che entrerà nella leggenda, a prescindere dalla vittoria o meno dell’ambito premio.
Diego Pavia, il ribelle della SEC - Vanderbilt non era mai stato un programma credibile dal punto di vista sportivo, anzi, era considerata la classica squadra materasso. Poi però è arrivato Pavia in cabina di regia sotto la guida di coach Lea. Oltre quattromila yard complessive, quasi quaranta touchdown totali e una capacità unica di spaccare le partite sia con il suo braccione che con le gambe. La partita simbolo resta sicuramente la vittoria su LSU, chiusa con la pose davanti alle telecamere.
Il buon Diegone non si nasconde: “Il miglior giocatore del college football? Sono io”. Arroganza? Forse. Ma i numeri parlano da soli e lo legittimano a sognare.
Julian Sayin, il chirurgo perfetto - Sayin può essere definito il sarto del college football, grazie alla sua precisione: oltre il 78% di completi, più di 3.300 yard e una Ohio State che conclude la regular season da quasi imbattuta. È il classico quarterback da sistema perfetto, quello che non ruba l’occhio come Pavia o Mendoza, ma vince con una regolarità quasi inquietante. Un cyborg. L’unica vera ombra resta la sconfitta proprio contro Indiana di Mendoza nella finale di Big Ten, che peserà molto nel giudizio della giuria.

Jeremiyah Love, il running back che fa gola in Nfl - È l’unico non quarterback del gruppo. Love ha rimesso in piedi Notre Dame a forza di corse, chiudendo con oltre 1350 yard, diciotto touchdown e una media irreale a portata. È la tipica candidatura romantica: quella di chi prende botte, gioca tra i tackle e si carica l’attacco sulle spalle. Non è sicuramente il favorito, ma è il nome che accende la nostalgia degli Heisman old school, senza contare che un running back così sta già facendo gola a moltissimi scout e Gm nella lega professionistica. Chi riuscirà a draftarlo porterà a casa uno dei giocatori sulle corse più forti degli ultimi anni.
C’è ancora qualche panchina in movimento

I movimenti sulle panchine non accennano a fermarsi, confermando il trend folle che ha caratterizzato l’intera regular season. Certo, questa settimana non è stata segnata da vere e proprie bombe come quella precedente, ma vale la pena mettere il focus su alcune firme di rilievo. Lasciata Gainesville, dopo essere stato licenziato dal board dei Gators e subissato di feroci critiche e fischi da parte della fan base, Billy Napier non perde tempo e firma un accordo con James Madison, fresca vincitrice del Championship di conference e avversaria al primo turno dei play off degli Oregon Ducks. Una piazza che potrebbe rappresentare l’ambiente ideale per Napier, forse troppo acerbo e non abituato a gestire le aspettative e le pressioni di un contesto come quello di Florida e della SEC.
Penn State ha finalmente il suo nuovo coach, dopo aver licenziato James Franklin, ora a Virginia Tech, diverse settimane fa. Si tratta di Matt Campbell, coordinator proveniente da Ohio State. Il board e la fan base dei Nittany Lions si aspettano un rilancio immediato dopo una stagione a dir poco orripilante e la scelta di portare Campbell alla guida del programma riflette questa ambizione. Il fatto di provenire da un contesto in cui la programmazione e la solidità difensiva sono cruciali rappresenta un ottimo biglietto da visita, in vista della prossima stagione.
Dopo aver visto partire la scorsa settimana Will Stein in direzione Kentucky, Oregon perde un altro dei suoi coordinator, in questo caso Tosh Lupoi, che va a prendere il posto dell’esonerato Wilcox in quel di Berkeley alla guida dei California Golden Bears. Una scelta davvero interessante, con Cal che riesce ad acchiappare uno dei migliori coordinator a livello nazionale con la speranza di rilanciare un programma reduce da una stagione molto negativa.
Matteo Spelat



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