College Football, Week 6: Oklahoma fa cadere la numero 1, Georgia sale in vetta e nuovo colpo gobbo last minute di Kentucky
Se cercavamo il weekend in cui il ranking smettesse di essere un punto di riferimento affidabile, eccolo. Texas è arrivata al Cotton Bowl da numero 1 e ne è uscita battuta da Oklahoma; poche ore più tardi Georgia ha vinto a Tuscaloosa e si è presa il primo posto. In mezzo, UCLA è rimasta imbattuta vincendo all’Autzen Stadium e Kentucky ha deciso che, evidentemente, un overtime chiuso 35-34 con una conversione da due vincente può diventare un’abitudine.
Ma la Week 6 non è stata soltanto una sequenza di upset nella parte alta del ranking. South Carolina ha interrotto più di un anno di digiuno SEC proprio allo Swamp, Purdue ha travolto Minnesota con un ex Gopher come protagonista, UNLV ha consegnato a North Dakota State la prima sconfitta della sua nuova vita in FBS e Grambling ha fatto cadere la squadra HBCU più quotata del momento. North Carolina, nel frattempo, ha regalato a Bill Belichick la prima vittoria contro un'avversaria della Top 25 da quando è arrivato nel college football. Non è mancato quasi nulla.
Oklahoma 27 - Texas 24
Il Red River ha un modo tutto suo di rendere irrilevante ciò che sembrava evidente il venerdì sera. Texas era numero 1, aveva vinto tutte le prime quattro partite e al Cotton Bowl ha anche prodotto 382 yard contro le 238 di Oklahoma. Eppure i Sooners hanno trovato punti con attacco, difesa e special team e sono usciti da Dallas con una delle vittorie più pesanti dell'era Brent Venables. Texas era avanti 17-7 all'intervallo; Oklahoma ha segnato 17 punti nell'ultimo quarto e ha trasformato una partita che sembrava sotto controllo dei Longhorns in un finale perfettamente in linea con la storia del Red River.
Il primo segnale era arrivato già nel secondo quarto, con Danny Okoye che ha bloccato un punt e Dakoda Fields che lo ha recuperato in end zone. Poi Lloyd Avant ha pareggiato sul 17-17 a inizio quarto periodo e Peyton Bowen ha riportato per 42 yard fino al touchdown il primo dei due intercetti lanciati da Arch Manning. Texas ha reagito con il touchdown del 24-24 a 6:32 dalla fine, ma a 24 secondi dal termine Courtland Guillory ha intercettato di nuovo Manning. Ai Sooners sono bastati due completamenti di John Mateer per Isaiah Sategna III, da 13 e 20 yard, prima del field goal da 47 di Tate Sandell allo scadere.
La cosa quasi surreale è che Texas ha corso meglio, lanciato meglio e guadagnato quasi 150 yard in più, ma ha perso la statistica più pesante del box score: due turnover contro zero. Manning ha comunque chiuso con 260 yard e tre touchdown, ma i due intercetti del quarto periodo hanno cambiato completamente la partita. Per Oklahoma è la prima vittoria contro una numero 1 AP dal 2007 e la prima in assoluto contro Texas quando i Longhorns occupavano il primo posto. Il nuovo ranking lascia i Sooners fuori dalla Top 25 con 44 voti ricevuti; Texas precipita al numero 7. In una rivalità del genere, però, per una settimana il numero davanti al nome conta abbastanza poco.

Georgia 20 - Alabama 17
Con Texas già caduta nel pomeriggio, il Bryant-Denny Stadium si è ritrovato a ospitare una partita che, di fatto, valeva anche il primo posto nel ranking. Georgia arrivava da numero 2, Alabama da numero 6 e per metà gara è stata la Crimson Tide a sembrare più vicina al colpo grosso. Il touchdown di EJ Crowell sull'ultima azione del secondo quarto ha mandato Alabama all'intervallo avanti 14-10: era la prima volta in tutta la stagione che Georgia si trovava sotto nel punteggio.
I Bulldogs hanno risposto come fanno spesso le squadre che sanno stare dentro partite così. Gunner Stockton ha chiuso 18 su 22 per 249 yard, un touchdown e un intercetto; Dwight Phillips Jr. ha corso per 120 yard e Bo Walker ne ha aggiunte 69. Georgia ha prodotto 455 yard contro le 346 di Alabama e, sul 17-17 nel quarto periodo, ha costruito un drive da 84 yard e dieci giochi partendo dalle proprie 11. Peyton Woodring lo ha chiuso con il field goal da 23 yard del 20-17 a 5:25 dalla fine. Poi la difesa ha ottenuto il punt che serviva e l’attacco ha consumato il resto.
È la prima vittoria di Georgia a Tuscaloosa dal 2007 e la prima di Kirby Smart contro Alabama in regular season; le altre due erano arrivate nella finale nazionale del 2021 e nell'SEC Championship del 2025. È anche la prima volta dalla serie di tre successi del 2002, 2003 e 2007 che Georgia mette insieme almeno due vittorie consecutive contro Alabama. Il premio è immediato: Georgia sale al numero 1 con 66 voti su 70 per il primo posto. Alabama resta numero 6 nonostante la sconfitta. Può sembrare strano, ma il campo ha raccontato una partita tra due squadre che continuano a stare molto vicine.

UCLA 17 - Oregon 15
Se il risultato di Dallas è stato il più rumoroso, quello di Eugene è probabilmente il più caotico. UCLA è arrivata all'Autzen Stadium da numero 21, ancora imbattuta, e ne è uscita 5-0 nonostante tre turnover e una partita tutt'altro che elegante. Il problema per Oregon è che i Ducks hanno fatto molto peggio: sette palloni persi, cinque fumble e due intercetti, più un 1 su 13 sui terzi down. È difficile sopravvivere a numeri del genere anche quando la difesa tiene l'avversario a 17 punti.
Oregon era senza Dante Moore, ancora fermo per la commozione cerebrale subita contro USC, e Dylan Raiola ha faticato enormemente: 6 completi su 19 per 43 yard e due intercetti. Brock Thomas ha dato finalmente ritmo all'attacco nel quarto periodo, completando 11 passaggi su 15 per 156 yard e trovando Evan Stewart per il touchdown da 44 yard che ha portato il punteggio sul 17-15. Sul tentativo da due successivo UCLA ha commesso un facemask, concedendo a Oregon una seconda possibilità, ma Jordon Davison è stato fermato corto. Il giorno dopo la Big Ten ha però ammesso un errore arbitrale: sul secondo tentativo il pallone avrebbe dovuto essere posizionato sulla mezza yard e non sulla linea dell'1,5. Non cambia il risultato, ma è un dettaglio troppo importante per essere ignorato. Nell'ultimo possesso i Ducks hanno provato anche la giocata disperata con una serie di laterali, ma l'ennesimo fumble è finito nelle mani di UCLA.
Bob Chesney ha riconosciuto che la sua squadra ha lasciato troppe occasioni per strada, ma ha sottolineato un punto preciso: «Credo che siamo stati molto bravi a mettere costantemente in difficoltà il quarterback». È difficile dargli torto. Wayne Knight ha corso per 103 yard e segnato, mentre la riserva Ty Dieffenbach ha lanciato il touchdown del 17-6 all'inizio dell'ultimo quarto. UCLA non vinceva a Eugene dal 2004: adesso è numero 12, il salto più grande della settimana. Oregon, invece, passa dal numero 13 a fuori dalla Top 25.

Kentucky 35 - LSU 34, overtime
A Kentucky deve essere piaciuto parecchio il copione della settimana precedente. Sotto nel finale, field goal per andare all'overtime, touchdown dopo la risposta dell'avversario e conversione da due per vincerla. Contro South Carolina era finita 35-34. Contro LSU, sette giorni dopo, è finita esattamente 35-34. A questo punto non è più soltanto una curiosità: i Wildcats di Will Stein continuano a trovare un modo per restare in partita quando sembra sul punto di scappare.
LSU ha prodotto 410 yard contro 401 ed è passata avanti 27-24 con 9:48 da giocare grazie alla trick play chiusa dal passaggio di Jackson Harris per Roman Mothershed. Kentucky ha pareggiato con il field goal di Adam Zouagui da 33 yard a 16 secondi dalla fine. In overtime Sam Leavitt ha segnato su corsa da 15 yard per il 34-27; C.J. Baxter ha risposto con il touchdown da una yard. Stein non ha esitato: niente extra point, palla in mano a Kenny Minchey e conversione da due riuscita. Fine.
Baxter ha chiuso con 123 yard su 19 portate, Minchey con 246 su passaggio e soprattutto zero turnover di squadra contro i due di LSU. Stein, nel post partita, ha scherzato soltanto fino a un certo punto: «Dopo una partita così, mi sa che sto finendo le vite. Siamo davvero una squadra forte. Continuate pure a darci per spacciati: ci dà ancora più benzina». Kentucky ha già battuto due Top 10 in questa stagione, sale al numero 15 ed è 5-1; nessun coach dei Wildcats aveva iniziato così bene al primo anno dal 1913. LSU scende dal 10 al 22 e quello che fino a poco fa sembrava un avvio promettente ha iniziato a complicarsi sul serio.

South Carolina 38 - Florida 19
Due settimane fa Florida era 4-0, aveva appena battuto Ole Miss e sembrava una delle storie più interessanti della SEC. Oggi è fuori dal ranking. Dopo il 45-17 subito a Missouri, i Gators sono tornati allo Swamp per l’Homecoming e hanno perso 38-19 contro una South Carolina che non vinceva una partita di conference da settembre 2025. In mezzo c’è stata anche una sospensione di 45 minuti per fulmini, ma il vero temporale per Florida è arrivato quando si è tornati a giocare.
LaNorris Sellers ha disputato la partita che South Carolina aspettava da lui: 23 completi su 35, 279 yard, quattro touchdown su passaggio e uno su corsa. Nyck Harbor, Mazeo Bennett Jr., Donovan Murph e Lex Cyrus hanno tutti trovato l'end zone su ricezione. Dopo il 10-10 del secondo quarto, i Gamecocks hanno segnato 28 dei successivi 31 punti e non hanno commesso turnover. Florida, al contrario, aveva aperto le marcature con una ricezione da touchdown da 59 yard di Bailey Stockton, ma poi non è più riuscita a costruire continuità offensiva.
Shane Beamer aveva sfidato pubblicamente Sellers nelle settimane precedenti e stavolta non ha nascosto la soddisfazione: «Oggi è stato devastante: ha messo palloni in finestre strettissime, ha corso bene ed è stato lucido e sicuro». South Carolina interrompe una serie di otto sconfitte SEC consecutive e vince a Gainesville per la prima volta dal 2014. Per Florida è il secondo ko pesante in fila: 83 punti concessi nelle ultime due gare. Due settimane fa era numero 8; nell'ultimo AP Poll ha raccolto appena nove voti. Il college football sa cambiare faccia molto in fretta.

Purdue 41 - Minnesota 13
Una settimana dopo aver riportato il Little Brown Jug a Minneapolis, Minnesota ha vissuto l’esatto opposto della serata che immaginava. Al Ross-Ade Stadium, Purdue ha dominato praticamente tutto ciò che si poteva dominare: 464 yard contro 275, 305 yard su corsa contro 27, 27 first down contro 10 e quasi quindici minuti in più di possesso. Il 41-13 non è arrivato da una serie di episodi casuali. È stata una partita a senso unico.
La storia dentro la storia è Fame Ijeboi. Un anno fa correva per Minnesota; sabato ha affrontato la sua ex squadra con la maglia di Purdue e ha stabilito nuovi primati personali: 31 portate, 195 yard e tre touchdown. Ryan Browne ha aggiunto 159 yard e un touchdown su passaggio, oltre a 81 yard e una meta su corsa. I Boilermakers erano avanti 20-3 all'intervallo e 27-3 nel terzo quarto. Drake Lindsey ha trovato Jalen Smith per il touchdown da 42 yard del 27-13, ma Purdue ha risposto subito con un drive da 75 yard chiuso dalla corsa di Browne, ha ripreso il controllo e non l'ha più lasciato.
È la seconda vittoria Big Ten consecutiva di Purdue dopo aver interrotto la propria lunga serie negativa in conference la settimana precedente. La difesa non concedeva così poche yard su corsa in una partita Big Ten dal 2004. Per Minnesota, invece, è un brusco ritorno alla realtà dopo Michigan. C’è anche una coincidenza quasi troppo perfetta: l’11 ottobre 2015 i Gophers andarono a West Lafayette e batterono Purdue 41-13. Undici anni dopo, praticamente nello stesso weekend e nello stesso stadio, il punteggio è tornato identico. Solo dalla parte opposta.
Boise State 38 - Fresno State 31
Boise State continua a costruire la propria stagione un po' lontano dai riflettori nazionali, ma il 5-1 comincia a essere difficile da ignorare. A Fresno i Broncos hanno superato le 500 yard offensive, tenuto il pallone per quasi 39 minuti e risposto ogni volta che i Bulldogs hanno provato a riaprire la partita. Fresno State era partita 7-0; Boise ha chiuso il primo quarto avanti 15-13 e da lì non ha più restituito il vantaggio.
Dylan Riley ha fatto un po' di tutto: 150 yard su 19 portate, altre 64 su ricezione e due touchdown, compresa una corsa da 72 yard e la ricezione da 44 che ha aperto il quarto periodo. Sire Gaines ha aggiunto 120 yard terrestri e un touchdown, mentre Maddux Madsen ha chiuso 23 su 34 per 238 yard, due mete e nessun intercetto. Boise State ha messo insieme 512 yard e, dato non secondario in una gara rimasta viva fino alla fine, non ha commesso nemmeno un turnover.
Fresno ha segnato undici punti nel quarto periodo e si è riportata sul 38-31, ma l'onside kick finale è finito nelle mani dei Broncos. La vittoria interrompe una serie di tre sconfitte consecutive contro Fresno State, porta Boise sul 2-0 nella nuova Pac-12 e conferma una tendenza notevole: è il dodicesimo anno consecutivo in cui i Broncos vincono la propria prima trasferta di conference. Il ranking li lascia al numero 23. Non è una posizione spettacolare, ma è una squadra che continua ad accumulare risultati utili mentre parecchie squadre della Top 25 continuano a inciampare.
UNLV 13 - North Dakota State 7
Il primo anno di North Dakota State in FBS aveva assunto un tono quasi irreale: cinque partite, cinque vittorie e nemmeno un minuto passato in svantaggio. Poi è arrivato l’Allegiant Stadium. Nel primo confronto di sempre tra i due programmi, UNLV ha battuto i Bison 13-7 e lo ha fatto con una partita che probabilmente Tim Polasek odierà rivedere: NDSU ha prodotto più yard, 300 contro 255, ma Nathan Hayes ha lanciato tre intercetti.
Il primo intercetto ha prodotto anche il primo svantaggio della stagione: Andre Porter ha riportato il pallone per 23 yard fino in end zone. North Dakota State ha pareggiato nel secondo quarto con Hayes per Chris Kiel, poi nella ripresa sono arrivati soltanto due field goal di UNLV. I Bison hanno avuto ancora una possibilità: sotto 13-7 sono entrati nel territorio dei Rebels negli ultimi due minuti, ma un sack li ha spinti indietro e Malik Bin-Wahad ha chiuso tutto con l'intercetto a 1:34 dalla fine. Per una volta, NDSU ha trovato dall'altra parte una squadra altrettanto a proprio agio in una partita sporca e fisica.
Dan Mullen l'ha letta proprio così: «È stata una grande vittoria di squadra, soprattutto per la durezza che abbiamo mostrato. NDSU è abituata a vincere, anche partite difficili; noi, alla fine, abbiamo trovato il modo di portarla a casa». UNLV ha tenuto i Bison al punteggio più basso dal 2014 e resta sola in testa alla Mountain West. Porter, autore del pick-six e di un sack pesantissimo nel quarto periodo, è stato poi nominato Bronko Nagurski National Defensive Player of the Week. NDSU scende a 5-1: il grande avvio in FBS non viene cancellato, ma adesso c'è anche una prima sconfitta da metabolizzare.
Grambling State 45 - Jackson State 38
Per trovare una delle partite più divertenti del weekend bisognava lasciare FBS e Top 25. Jackson State arrivava a Grambling come numero 22 del ranking FCS e soprattutto come squadra HBCU meglio posizionata nei ranking nazionali. Dopo pochi minuti sembrava destinata a confermare tutto: 14-0 nel primo quarto, poi 21-7. Grambling ha invece rimesso insieme la partita fino al 21-21 dell'intervallo e da lì è iniziato un secondo tempo in cui il vantaggio ha continuato a cambiare padrone.
Jacobe Robinson è stato il protagonista assoluto: 17 completi su 21 per 212 yard e quattro touchdown, più 52 yard e un’altra meta su corsa. Grambling è salita 35-24 con il passaggio da 54 yard per Lantavious Murphy, Jackson State ha reagito con due touchdown e si è riportata avanti 38-35 a 9:19 dalla fine. I Tigers di casa, però, hanno risposto ancora: drive lungo, corsa da una yard di D’Shaun Ford e 42-38 a 1:36. Subito dopo Marcellius Johnson ha intercettato Caron Tyler e Theodore Caballero ha aggiunto il field goal del 45-38.
Grambling ha chiuso con 438 yard contro 430 e ha trasformato una partita iniziata malissimo in una vittoria che cambia parecchio la SWAC. Jackson State aveva già concesso 24 punti dopo l'intervallo, ma la cosa più importante è stata la calma con cui i Tigers hanno risposto ogni volta che l'inerzia sembrava tornata dall'altra parte. È il tipo di gara che spiega perché fermarsi soltanto alle squadre FBS presenti nella Top 25 faccia perdere una parte enorme del sabato di college football.
Fuori dal campo
Sarkisian fa scudo attorno ad Arch Manning
Dopo i due intercetti nel quarto periodo del Red River, e soprattutto quello a 24 secondi dalla fine, la pressione su Manning è tornata immediatamente enorme. Lunedì Steve Sarkisian ha sostenuto che una parte del giudizio nasce inevitabilmente dal cognome che il quarterback porta sulla maglia: senza quel pedigree, ha spiegato, si parlerebbe molto di più delle quattro vittorie contro avversarie Top 10 ottenute nelle ultime tredici partenze. Manning non ha cercato alibi e ha sintetizzato la situazione in modo ancora più semplice: una sconfitta può restarti addosso oppure puoi decidere di reagire. Texas, ora numero 7, ospita Florida sabato.
Oregon aspetta ancora Dante Moore
Il problema dei Ducks non è soltanto il 17-15 con UCLA. Nelle note ufficiali pubblicate martedì, Oregon ha confermato che Moore è rimasto fuori per più di sei quarti complessivi dopo la commozione cerebrale subita nel secondo quarto contro USC e ha saltato completamente la partita con i Bruins. Dan Lanning, subito dopo la gara, aveva detto che era troppo presto per prendere una decisione sul quarterback in vista di Nebraska. Intanto Oregon ha già dovuto alternare Dylan Raiola e Brock Thomas, con risultati molto diversi. È una situazione da seguire perché il calendario di Oregon non concede molto margine per aspettare.
Penn State porta D’Anton Lynn a bordo campo
Matt Campbell ha confermato che il defensive coordinator ha lasciato la cabina per seguire la difesa dalla sideline. La ragione, nelle parole del coach, è soprattutto pratica: avere Lynn vicino ai giocatori ha reso più immediata la comunicazione tra linea difensiva, linebacker e secondaria, oltre agli aggiustamenti durante la partita. I Nittany Lions stanno anche gestendo diversi problemi fisici nel reparto linebacker: Alex Tatsch resta senza una tempistica chiara, mentre Cam Smith ha ricominciato a lavorare in allenamento. Non è una rivoluzione, ma è un segnale di un programma che sta cercando risposte mentre la stagione entra nel vivo.
Northwestern torna nella Top 25 dopo sei anni
Non serve dedicarle un report completo per segnalare una notizia che ha un certo peso storico. Northwestern è entrata al numero 25 dell’ultimo AP Poll con un record di 4-1: è la prima presenza dei Wildcats nel ranking dalla stagione 2020. Nella stessa votazione sono rientrate Kentucky e Wake Forest, mentre Oregon, Florida e Pitt sono uscite. A metà ottobre sono rimaste soltanto nove squadre FBS imbattute. Il gruppo si sta restringendo in fretta.
Chi sale e chi scende
SALE - Oklahoma
Battere la numero 1 nella Red River Rivalry, segnando con attacco, difesa e special team e vincendola con un field goal allo scadere, è difficile da migliorare come risposta dopo un avvio da 2-2. I Sooners non sono ancora nel ranking, ma il 27-24 su Texas rimette completamente in gioco la loro stagione.
SALE - UCLA
Cinque partite, cinque vittorie e adesso anche un successo all'Autzen Stadium, dove i Bruins non vincevano dal 2004. Il salto dal numero 21 al 12 è enorme, ma non sembra un premio legato soltanto all'upset: UCLA ha già costruito un'identità precisa e ha dimostrato di poter vincere anche una partita brutta.
SALE - Kentucky
Per la seconda settimana consecutiva i Wildcats hanno vinto 35-34 in overtime con una conversione da due. Questa volta l'avversaria era LSU, numero 10. Due vittorie contro Top 10 nella stessa stagione, 5-1 e numero 15 del ranking: Will Stein ha trasformato in fretta Kentucky in una squadra che nessuno ha più voglia di affrontare in una partita punto a punto.
SCENDE - Texas
Il problema non è soltanto perdere una rivalità. È farlo da numero 1 dopo aver prodotto quasi 150 yard in più, commettendo i due turnover decisivi nel quarto periodo. Texas resta numero 7 e ha ancora il successo su Ohio State nel curriculum, quindi non è il momento dei processi. Ma il margine d’errore si è ridotto parecchio.
SCENDE - Oregon
Sette turnover in casa sono quasi impossibili da assorbire. La situazione di Dante Moore spiega una parte delle difficoltà offensive, ma non cinque fumble persi, due intercetti e un 1 su 13 sui terzi down. Dopo la sconfitta con Oklahoma State e quella con UCLA, i Ducks sono usciti completamente dalla Top 25.
SCENDE - Florida
Due settimane fa i Gators erano numero 8. Da allora hanno perso 45-17 a Missouri e 38-19 in casa contro South Carolina: 83 punti concessi in due sabati e un attacco che non ha mai più ritrovato il ritmo mostrato contro Ole Miss. La discesa fuori dal ranking è inevitabile. Adesso arriva Texas, anch'essa ferita: non è esattamente la partita ideale per cercare tranquillità.
Le gare da non perdere nella prossima Week
Ohio State at Indiana
Numero 4 contro numero 5, entrambe 3-0 nella Big Ten e con un dettaglio che rende tutto ancora più interessante: l'ultima volta che si sono incontrate, Indiana ha battuto Ohio State 13-10 nel Big Ten Championship del 2025. A Bloomington sarà il primo confronto tra due Top 5 nella storia del Memorial Stadium. Gli Hoosiers sono 6-0, i Buckeyes 5-1 e chi vince esce da sabato in posizione privilegiata nella corsa alla conference e al playoff.
Notre Dame at BYU
Due imbattute, due Top 10 e il LaVell Edwards Stadium al centro del sabato sera. Notre Dame è numero 2 e 6-0; BYU numero 8 e 5-0. College GameDay torna a Provo per appena la seconda volta nella propria storia e per la prima dal 2009. È uno di quei test in cui BYU può passare in una sera da bella storia di ottobre a vera candidata nazionale; Notre Dame, invece, deve dimostrare che il 6-0 regge anche in uno degli ambienti più difficili della sua regular season.
Alabama at Tennessee
Il Third Saturday in October arriva con Alabama numero 6 e Tennessee numero 14, entrambe 5-1 e con parecchio da giocarsi dopo un weekend non semplice: la Crimson Tide viene dal 20-17 con Georgia, i Vols dal 24-17 ad Arkansas. Al Neyland Stadium ci sarà anche un dettaglio bellissimo: entrambe le squadre indosseranno la maglia di casa, crimson per Alabama e arancione per Tennessee. A Knoxville non succedeva dal 1970. Tradizione e classifica, per una volta, vanno perfettamente insieme.
Missouri at Ole Miss
Questa rischia di essere meno pubblicizzata delle due partite sopra, ma non la lascerei assolutamente fuori. Ole Miss è numero 9 e 4-1, Missouri numero 13 e 5-1. I Rebels arrivano dal 52-17 su Vanderbilt; i Tigers dal 27-6 su Texas A&M. C'è anche una piccola stranezza storica: Missouri guida la serie 7-1 e Ole Miss non la batte dal 1974. Al Vaught-Hemingway Stadium capiremo quale delle due può davvero restare nel gruppo immediatamente alle spalle delle primissime della SEC.
Oklahoma State at Houston
Non avrà il richiamo delle rivalità SEC, ma è uno scontro diretto tra numero 18 e numero 20 con conseguenze vere sulla Big 12. Oklahoma State è 4-1 e 2-0 in conference dopo due stagioni senza una singola vittoria Big 12; Houston è 5-1 e 2-1. I Cowboys hanno superato quota 40 punti per tre partite consecutive. Per entrambi è uno di quei match che a metà ottobre separano una buona partenza da una stagione che comincia ad avere ambizioni concrete.
Kentucky at Oklahoma
La squadra più strana delle ultime due settimane contro quella che ha appena battuto la numero 1. Kentucky arriva a Norman da numero 15, 5-1 e con due vittorie consecutive in overtime; Oklahoma è ancora fuori dal ranking ma ha appena rimesso in piedi il proprio mese con il Red River. Per i Wildcats sarà la prima visita a Oklahoma dal 1980. Dopo due finali risolti con una conversione da due, viene quasi da chiedersi che cosa possa inventarsi Kentucky per il terzo.
Nevada at North Dakota State
Qui il ranking non c’entra. Mi interessa soprattutto vedere la prima reazione di NDSU dopo la prima sconfitta dell’era FBS. I Bison tornano al Fargodome dopo il 13-7 di Las Vegas e trovano Nevada per un’altra partita di Mountain West. Finora il passaggio di categoria era sembrato quasi troppo semplice; adesso arriva il primo test psicologico vero: capire se la sconfitta con UNLV è stata un incidente o l’inizio della parte più difficile della stagione.
Idaho at Montana
Chiudiamo ancora una volta fuori dalla FBS, perché questa rivalità lo merita. Idaho è soltanto 1-5, ma l’unica vittoria è arrivata due settimane fa contro Montana State, allora numero 1 FCS. Montana è 5-2 e numero 7. In palio c’è il Little Brown Stein, introdotto nel 1938 e oggi il trofeo attivo più antico della FCS. I due programmi si affrontano dal 1903 e gli ultimi tre incontri sono stati decisi da undici punti o meno. Non serve molto altro per inserirla nel taccuino.




Commenti