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FOURTH & FINAL CUT (FFC)

5 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

di Alessio Dogana e Fulvio Guarino


​Abbiamo tre grandi passioni nella vita: il cinema, la musica e il football. E, come molti, pratichiamo quella discutibile forma di autolesionismo chiamata Fantasy Football. Fourth & Final Cut vuole far incontrare questi mondi raccontando ogni giornata NFL come fosse un film, cercandone protagonisti, svolte narrative, generi e colonne sonore. Un modo diverso di guardare il football: perché in fondo una stagione NFL è già una fantastica e avvincente sceneggiatura. Solo che gli autori, fortunatamente, non sanno ancora come finisce il film.


​WEEK 5 - EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE


Genere: Sci-fi / Comedy

Film di riferimento: Everything Everywhere All at Once

Protagonista: Il caos del multiverso

Villain: Il bisogno di capire tutto

Original Soundtrack: Lynyrd Skynyrd - Free Bird [PLAY]


​Ci sono settimane NFL che puoi raccontare con una trama, in quella appena passata no. Week 5 è quella domenica in cui apri RedZone, guardi lo schermo principale, poi il riquadro in alto a destra, poi quello sotto, poi controlli Sleeper, vai in bagno, poi torni alla televisione e scopri che nel frattempo qualcuno ha segnato, qualcuno ha perso il pallone, qualcuno è stato espulso, un kicker sta preparando un field goal da 57 yard, un quarterback che pensavi morto sta facendo 300 yard e in un altro universo parallelo i Giants e i Commanders hanno sancito che vincere sarebbe stato troppo mainstream.


​In Everything Everywhere All at Once, Evelyn Wang viene trascinata dentro un multiverso nel quale ogni scelta genera una realtà differente e tutte quelle realtà finiscono per esistere contemporaneamente. La parte più destabilizzante arriva quando comprende che il vero problema non è attraversarle, è provare a capirle tutte nello stesso momento.



​Benvenuti nella Week 5.


Alle sette di sera italiane avevamo Miami che provava a resuscitare, New England che trasformava Las Vegas in materiale didattico, Washington e New York incapaci di separarsi anche dopo l'overtime, Houston che scopriva finalmente l'esistenza della colonna "W", Green Bay che trattava Chicago come un inconveniente logistico e Pittsburgh che rimetteva in ordine Indianapolis.


​Qualche ora dopo Seattle e San Francisco decidevano che il pallone fosse un oggetto importante quanto un soprammobile impolverato della nonna e producevano sette turnover complessivi. Poi Baltimore e Atlanta andavano all'overtime e lasciavano decidere tutto a Tyler Huntley e a un intercetto finale di Tua Tagovailoa. A una certa smetti di chiederti cosa stia succedendo e accetti semplicemente che stia succedendo tutto, ovunque, nella stessa giornata.


​THE PLOT


​Il fantasy manager è probabilmente l'essere umano più preparato al concetto di multiverso. Vive contemporaneamente in una partita NFL, nella propria partita fantasy, nella classifica generale, nel matchup del rivale diretto, nel waiver della settimana successiva e in quella lega dynasty aperta tre anni fa che ormai richiede più attenzione di una relazione extraconiugale.


​Prendiamo Londra. Jacksonville e Philadelphia aprono la giornata con una partita che sembra scritta da qualcuno convinto che la continuità narrativa sia una forma di oppressione borghese. Un kickoff riportato in touchdown viene cancellato, Jeremiah Trotter Jr. viene espulso dopo una rissa con BTJ dopo pochi secondi, Jacksonville arriva due volte sulla goal line senza segnare, il long snapper dei Jaguars si fa male e un defensive tackle deve improvvisarsi long snapper durante gli special team. E tutto questo prima del finale. Philadelphia passa avanti 17-16 con otto secondi sul cronometro. Partita finita? Naturalmente no. Ameer Abdullah riporta il kickoff per 53 yard. Jacksonville entra improvvisamente in un universo dove ha ancora tempo per una giocata. Cam Little si presenta da 57 yard con un secondo rimasto e mette il pallone tra i pali. Jaguars 19, Eagles 17.


​Immaginate di spiegare la sequenza a qualcuno che non guarda football.

"Quindi hanno segnato il field goal della vittoria." - Sì.

"Quando?" - Dopo che gli altri avevano segnato il field goal della vittoria.

Perfetto così. Benvenuto nel multiverso.


​THE MULTIVERSE


​La cosa interessante di Week 5 è che il caos non ha prodotto un unico tipo di football. Ha prodotto tutti i tipi di football contemporaneamente.

​Nell'universo A, Drake Maye è una macchina perfetta. New England travolge Las Vegas 45-17. Maye chiude con 374 yard su passaggio, quattro touchdown, nessun intercetto e un quinto TD su corsa. Cinque touchdown complessivi. I Patriots producono 536 yard offensive. Il quarterback che poche settimane fa stavamo ancora cercando di collocare sulla scala che va da "interessante" a "forse è meglio aspettare" decide di risolvere il dibattito prendendolo a martellate.


​Nell'universo B, Jahmyr Gibbs torna a ricordarci perché alcuni running back sembrano appartenere a un videogioco con le impostazioni sballate. Detroit ne mette 45 ad Arizona, Gibbs corre 25 volte per 151 yard, segna due touchdown e aggiunge 56 yard in ricezione. In PPR supera ancora i 37 punti e, dopo cinque settimane, è il miglior giocatore fantasy complessivo per produzione totale.


​Nell'universo C, Jayden Daniels rientra e decide che passare il pallone sia soltanto una delle varie possibilità disponibili: 103 yard corse e due touchdown. Dall'altra parte Jameis Winston lancia per 326 yard e tre TD, Malik Nabers riceve 20 target e supera le 120 yard, Isaiah Likely segna due volte con 11 su 13 per complessivi 38 fantasy points. Risultato? 27-27. Nessuno vince.

​Due ore supplementari di statistiche, drammi, fumble e drive decisivi per arrivare esattamente al punto di partenza. Una specie di meditazione zen, se il Buddha fosse un offensive coordinator con problemi di clock management.


​E poi c'è l'universo di Miami. Sotto 28-10 contro Cincinnati, i Dolphins trovano improvvisamente un passaggio segreto verso una partita diversa. Malik Willis comincia a correre, Kevin Coleman Jr. segna il suo primo touchdown NFL, arriva la conversione da due e Miami rientra fino al 31-24. Il problema è che Willis nel frattempo ha anche lanciato due intercetti e perso un fumble, perché evidentemente l'universo dove Miami rimonta senza complicarsi la vita non è ancora stato scoperto dalla fisica moderna.


​THE VILLAIN


​Il nemico di questa settimana siamo noi. Più precisamente, quella parte del nostro cervello che pretende di trovare un senso a qualsiasi cosa. Ci sforziamo di capire se esista un dato avanzato in grado di confermare la conclusione che avevamo già deciso di raggiungere. È la parte più fantasy della natura umana: siamo terrorizzati dall'idea che due cose apparentemente contraddittorie possano essere vere contemporaneamente.

​Un giocatore può essere fortissimo e avere una pessima domenica. Una squadra può vincere giocando male. Un quarterback può produrre punti fantasy magnifici dentro una prestazione discutibile. Una difesa può concedere yard e contemporaneamente generare turnover decisivi. E una squadra può essere 5-0 senza sembrare invincibile.


​San Francisco è l'esempio perfetto. I 49ers battono Seattle 32-29 e restano imbattuti, ma la partita è una specie di esperimento sociale sul possesso del pallone: San Francisco perde tre turnover, Seattle quattro. Quattro errori dei Seahawks producono 21 punti per i Niners, incluso un fumble recuperato in end zone per touchdown. Seattle rimonta, passa avanti, San Francisco ripassa avanti, poi Eddy Piñeiro calcia il field goal decisivo a meno di due minuti dalla fine.


​La conclusione più semplice sarebbe: San Francisco sa vincere anche nel caos. Quella più interessante è: a volte una squadra non controlla il caos, semplicemente ci sopravvive meglio dell'altra. Filosofia decisamente meno sexy per un podcast pregame, ma molto più vicina alla realtà.


​THE EVERYTHING LIST


​Dentro una Week 5 in cui succede di tutto, alcuni giocatori hanno avuto la faccia tosta di semplificare almeno una cosa: il punteggio fantasy.

​Jaylen Warren è il primo nome. Pittsburgh batte Indianapolis e lui produce una giornata enorme: 101 yard su corsa, 87 in ricezione e due touchdown, per 37.4 punti PPR. La classica prestazione che manda in crisi tutta la narrativa costruita attorno a ruoli e utilizzi condivisi. Quando un running back supera le 180 yard complessive e segna due volte, puoi smettere di affannarti e semplicemente starlo a guardare.


​Bucky Irving continua a trattare il concetto di efficienza come una faccenda personale: 165 yard su corsa e due touchdown complessivi, oltre 30 punti fantasy. Tampa Bay vince a Dallas e lui è uno dei motori principali della serata. È il tipo di prestazione che mette d'accordo football reale e fantasy, evento rarissimo e quindi quasi commovente.


​Poi c'è Christian Watson, che contro Chicago utilizza la profondità del campo come se avesse fretta di tornare a casa: 6 ricezioni, 143 yard e due touchdown. Una di quelle prestazioni che ti ricordano perché continui a draftare certi giocatori anche dopo aver giurato solennemente che quest'anno avresti evitato qualunque wide receiver capace di farti impazzire per tre settimane e innamorare alla quarta.


​Isaiah Likely merita spazio perché 11 ricezioni, 94 yard e due touchdown da tight end sono una piccola appropriazione indebita di punti fantasy. In una posizione dove spesso siamo contenti quando qualcuno supera i dieci punti senza farsi male, Likely ne mette 37.9. Visionario.

​Infine Puka Nacua, che nel Monday Night aggiunge l'ultimo universo alla nostra settimana: 17 ricezioni, 138 yard e un touchdown, quasi 38 punti PPR. Diciassette ricezioni. Più che giocare da wide receiver, stai facendo inventario.


​Non possiamo infine non menzionare il nostro giocatore IDP della settimana, il rookie D. Bailey dei N.Y. Jets che con 7 tkl e 3 sack, squarciando il velo del "presente" contro Cleveland, questa settimana guarda tutti dall'alto verso il basso con 41 punti scintillanti.

​Il bello di questa lista è proprio questo: nessuno di loro serve a spiegare il caos della settimana ma ci ricordano che, mentre cercavamo di decifrare il caos, qualcuno stava semplicemente facendo punti a go go. Tantissimi.


​ORIGINAL SOUNDTRACK


Lynyrd Skynyrd - Free Bird [PLAY]

​All'inizio Free Bird sembra quasi troppo calma per questa Week 5. Chitarra pulita, spazio, una sensazione sospesa. Tutto sembra ancora comprensibile. Poi il brano si sviluppa e a un certo punto realizziamo che la moderazione sia stata solo una fase adolescenziale, infatti parte in uno dei finali chitarristici più famosi della storia del rock.


​Ecco Week 5. Una cascata di emozioni che pare non aver mai fine, un viaggio da un universo all'altro che travolge tutto e tutti, dallo spettatore occasionale al tifoso più incallito, dal giocatore di fantasy dell'ultima ora al maniaco di statistiche. Tutto cambia ad una velocità siderale e nulla può dirsi certo.


​Free Bird nel suo finale possiede una qualità rarissima: sembra poter andare avanti per sempre e, invece di infastidirti, ti convince che sia esattamente ciò che dovrebbe fare. Vorremmo non finisse mai. Come RedZone alle 22:47. Hai visto sette ore di football e ti sei lamentato per sei ma quando compare la scritta "WITCHING HOUR", improvvisamente non vorresti essere da nessun'altra parte.


​POST-CREDIT SCENE


​Il fantasy manager ha un'ambizione profondamente irragionevole: guardare una partita e preoccuparsi contemporaneamente di tutte le altre.

​Week 5 ha portato questa idea alla sua conclusione naturale. Otto finestre aperte. Una notifica di Sleeper ogni trenta secondi. Un giocatore segnato come questionable. Uno che avevi in panchina e ha appena fatto 30 punti. Un running back che perde un fumble in overtime. Un quarterback che ti segna cinque touchdown. E tu sul divano, convinto che il tuo dilemma più grande sia come organizzare i libri sulle mensole: in ordine di genere, in ordine alfabetico per titolo o alfabetico per autore?

​Il villain della settimana era il bisogno di capire tutto, forse il modo per batterlo è accettare che qualcosa ci sfuggirà sempre: una giocata, un target, un touchdown, una realtà alternativa in cui hai schierato la formazione giusta. Quella, purtroppo, resta il multiverso più difficile da raggiungere.


​Titoli di coda.


Won't you fly high, free bird, yeah  


 
 
 

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