Howie Long: il diamante grezzo che divenne leggenda Raiders
- Luca Salera

- 8 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Pensare che era nato anche come pugile al college, la cui impostazione sui riflessi lo aiutò in carriera. Appese le scarpe coi tacchetti al chiodo ha poi proseguito con una brillante carriera da analyst Fox, che anche suo figlio Chris Long porta avanti ora.
Il dominatore della linea difensiva: forza bruta, velocità e carisma i suoi mantra

Howie Long è l’emblema del giocatore che non solo eccelleva, ma che definiva il tono e l’atteggiamento di una franchigia, nota per la sua durezza e ribellione: i Raiders. Scelto quasi per scommessa, si trasformò in uno dei defensive end più temuti e rispettati della storia della NFL. Long non era solo un distruttore in campo, fu una figura carismatica che plasmò l’immagine dei Raiders per un’intera generazione e oltre.
Un percorso non convenzionale
Howie Long arrivò in NFL dopo aver giocato a football e praticato la boxe alla Villanova University, dove si guadagnò persino il titolo di campione nordamericano dei Pesi massimi nel pugilato universitario. Questa combinazione di agilità, forza e mentalità da pugile lo rese un prospetto interessante, ma sicuramente ancora grezzo.
Gli Oakland Raiders lo selezionarono nel secondo giro (48ª scelta assoluta) del Draft 1981. Inizialmente, fu utilizzato in diverse posizioni, incluso il nose guard, ma fu come defensive end nella formazione 3-4 che Howie Long trovò la sua vera vocazione.
Curiosità: nonostante non fosse una prima scelta da college di primo piano, Long si impose grazie a una determinazione incredibile. Dichiarava apertamente che il suo obiettivo era diventare un Hall of Famer, un traguardo che raggiunse grazie a un’etica del lavoro ineguagliabile.
L’anima della difesa e il trionfo del Super Bowl

In tredici stagioni Howie Long militò esclusivamente con i Raiders (prima Oakland, poi Los Angeles), diventando il pilastro e il leader emotivo della difesa.
La sua migliore stagione arrivò nel 1983. Non solo i Raiders vinsero il Super Bowl XVIII sconfiggendo i Washington Redskins (la partita in cui Long fu una forza dominante), ma lui registrò un record personale di tredici sack. La sua capacità di penetrare la linea offensiva e di mettere pressione sui quarterback lo rese un incubo costante.
Il suo palmarès in carriera include: la vittoria al Super Bowl XVIII (1983). Otto convocazioni al Pro Bowl, eguagliando il record dei Raiders. Tre selezioni nel First-team All-Pro (1983, 1984, 1985). Fu anche eletto Co-difensore dell’anno della NEA (1985). Nominato nell‘NFL All-Decade Team degli Anni ’80.
In totale Long accumulò oltre 91 sack in carriera (il conteggio ufficiale, più 7,5 non ufficiali nel 1981) e fu noto per la sua abilità nel forzare e recuperare i fumble.
Un’eredità che continua sullo schermo

Howie Long fu introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 2000. Tuttavia, la sua influenza sulla NFL non si è conclusa con il ritiro nel 1993.
A differenza di molti ex giocatori, Howie Long ha intrapreso una brillante carriera come analista e commentatore televisivo. Per decenni è stato uno dei volti principali di Fox NFL Sunday, lo show prepartita più visto in America, vincendo anche un Emmy Award. Il suo spirito acuto, la sua competenza e il suo carisma hanno cementato la sua popolarità anche tra le nuove generazioni di fan.
Curiosità: l’eredità di Howie Long è continuata in campo attraverso i suoi figli, in particolare Chris Long (scelto con la seconda scelta assoluta al Draft 2008) che ha vinto due Super Bowl consecutivi con i Patriots e gli Eagles e Kyle Long, ex Pro Bowl guard per i Chicago Bears.
Howie Long resta un gigante, non solo in termini fisici (196cm per 122 chili), ma come uno dei giocatori più influenti del suo tempo, capace di unire l’eccellenza in campo con un successo duraturo nel mondo dei media.
Luca Salera



Commenti