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Immagine e diritti, il moltiplicatore di guadagni dei giocatori che non ti aspetti

4 giu
Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 5 giu


Fa capo alla NFLPA, il sindacato dei giocatori, il sistema che garantisce ai giocatori la tutela economica della loro immagine. Ma soprattutto garantisce loro guadagni ben al di sopra, spesso, delle loro effettive prestazioni in campo. Analizziamo il caso Shedeur Sanders che con un contratto da rookie di un milione, ne ha guadagnati oltre 17 dalla promozione d’immagine.




A cura di: Luca Corporente


Il mese di maggio nel microcosmo della National Football League è solitamente sinonimo di calma.

Con l'eco del Draft ormai sfumato e il football giocato distante circa cento giorni (o soli sessanta considerando la preseason), l'attenzione del grande pubblico tende a scemare. Non fosse per le OTA’s in corso per le squadre e la trade bomba di Myles Garrett ai Rams e quella annunciata, da tempo, per AJ Brown tra Eagles e Patriots, poco ci sarebbe da commentare.

Questi periodi sono, però, perfetti per implementare la propria conoscenza su tematiche sempre collegate alla lega, ma infinitamente più snobbate dalla massa.

Nei giorni scorsi, per esempio, ha fatto notizia l’incredibile cifra guadagnata da Shedeur Sanders, attraverso l’utilizzo della sua immagine, durante la stagione 2026. Sono 17.7 i milioni di dollari che ha ricavato, un record che polverizza quello precedente, appartenuto a un’icona globale come Tom Brady, che aveva incassato invece (solo) 9.5 milioni. Sanders ha quasi raddoppiato il primato di Brady, ottenendo un ricavo che è circa quattro volte superiore al massimo compenso previsto dal suo contratto da rookie.

In questo scenario al lettore sorgerà una domanda affascinante e legittima: come può un rookie, selezionato al quinto giro, incassare cifre che sfiorano i 18 milioni? La risposta non si trova ovviamente sui campi da gioco, ma in un sistema di gestione dei diritti d'immagine che sta forse ridefinendo le attenzioni e priorità del giocatore moderno. Un dettaglio altrettanto fondamentale per comprendere l’enorme portata di questo fenomeno: questi 17 e oltre milioni non riguardano i suoi accordi pubblicitari privati, si riferiscono unicamente alla gestione collettiva del sindacato, ossia la nota associazione dei giocatori denominata NFLPA. Un singolo giocatore può negoziare separate collaborazioni quando prevedono l’utilizzo della sua sola immagine, come per esempio accordi pubblicitari (che lo stesso Sanders ha con marchi come Gatorade e Ralph Lauren). Quando questi accordi prevedono però l’utilizzo di almeno sei giocatori collettivamente, subentra il sindacato, che tutela e aumenta ovviamente il potere contrattuale in fase di negoziazione.

La NFLPA, attraverso la sua divisione commerciale NFL Players Inc., gestisce il Group Player Licensing.


I pilastri di questo sistema sono i seguenti:

la regola del sei: il sindacato interviene ogni volta che un partner commerciale utilizza l'immagine di sei o più giocatori contemporaneamente (si pensi ai videogiochi, alle carte collezionabili o alle linee di abbigliamento).

Tutela legale: I giocatori firmano il Group Licensing Assignment, delegando al sindacato il potere di negoziare. Né le franchigie né la lega possono interferire in questo processo.

Peso contrattuale: questa unione permette di trattare da una posizione di forza con giganti del settore, garantendo che anche la popolarità di un singolo atleta venga capitalizzata al massimo.

La distribuzione dei ricavi, sebbene sia completamente pubblica dal punto di vista economico, non è di pubblico dominio per quanto riguarda la metodologia.

C'è un malinteso comune: l'idea che un giocatore riceva una provvigione diretta su ogni singola maglia venduta. La realtà è più complessa, in quanto la NFLPA agisce come un immenso fondo collettivo, alimentato dai capitali di aziende partner. Sebbene la formula esatta di ripartizione non sia pubblica, è chiaro che la popolarità sia uno dei moltiplicatori di valore.

L'acquisto massiccio della maglia di Sanders non genera un pagamento diretto al giocatore, ma aumenta enormemente il peso di quest’ultimo all'interno del fondo, influenzando la quota proporzionale che riceverà nella distribuzione finale (che potrebbe così paradossalmente superare il numero fisico di maglie vendute, nei guadagni).


Se formule, percentuali, o criteri, non sono noti a persone estranee, le cifre distribuite dalla NFLPA sono invece completamente pubbliche, in quanto parte del report annuale federale che l’organizzazione sindacale è tenuta a presentare al Dipartimento del lavoro statunitense.

L’ultimo report è stato redatto proprio lo scorso 23 Maggio e prende in esame il periodo che va da marzo 2025 a fine febbraio 2026. Il documento è un’autentica immersione nella struttura e gestione finanziaria dell’organizzazione, che in tale periodo ha indicato un patrimonio netto superiore al miliardo di dollari e oltre 18 mila iscritti al sindacato, tra giocatori attivi e non.


Oltre naturalmente a dati come le spese di rappresentanza e stipendi dei dipendenti, vengono indicate le fonti economiche degli accordi di licenza collettivi prima descritti. La grossa parte di questi ricavi deriva da accordi commerciali con altre società, in primis la OneTeam Partners (134 milioni di dollari), che si occupa di massimizzare il valore delle licenze di gruppo attraverso operazioni di marketing, come per esempio sponsorizzazioni o creazione di contenuti. In maniera similare si muove anche la NFL Ventures, braccio commerciale della NFL, seconda entità per ricavi derivanti appunto dalla gestione e sfruttamento dei diritti d’immagine dei giocatori.

Escluse queste due macro-entità gestionali, la maggior parte dei ricavi deriva da accordi commerciali siglati con Panini America e Fanatics, società note per la vendita di vari prodotti, tra cui carte da collezione e maglie (ma anche abbigliamento e merchandising legato ai giocatori e alle squadre).

Queste somme di denaro fanno parte del bilancio finanziario della NFLPA, da cui vengono poi originate le cifre che andranno in redistribuzione ai vari iscritti al sindacato. I numeri sono totalmente pubblici, ma questi sono molto spesso indirizzati alle LLC (limited liability company), ovvero le società intestate ai singoli giocatori, che le utilizzano per proteggere e gestire legalmente i loro guadagni (tanto che nell'elenco dei giocatori più pagati a volte non si riesce a risalire al loro nome, in modo semplice perché è citata solo l'area geografica della società che riceve i guadagni). La mastodontica lunghezza del documento, ma soprattutto la nomenclatura rivolta quasi sempre a società, rendono ogni analisi davvero complessa, ma soprattutto sempre parziale.



È così che il nostro Shedeur Sanders ha senza dubbio riscritto la storia economica dei ricavi commerciali collettivi, ma il distacco dal secondo in classifica non è poi così ampio, in quanto Travis Hunter è riuscito a portarsi a casa ben 12,8 milioni. Sanders e Hunter hanno catalizzato su di loro il clamore mediatico pre Draft, superando persino un’icona consolidata come Patrick Mahomes, arrivato a 8 milioni di guadagno quest’anno, che arriva solo (per così dire) terzo. Questo dimostra che nel mercato odierno l'hype può valere più di anni di militanza nella lega (o dei Super Bowl vinti come quarterback). E questo ci spiega anche, perché l’informazione odierna in NFL è fatta di tanto Hype e poca sostanza (basta pensare a nomi come quello di Arch Manning, non ancora approdato in NFL, ma già hypato in modo quasi imbarazzante dai media).

Una volta chiuso il podio, le differenze tra una posizione e l’altra si assottigliano sempre più, ma è comunque interessante dare un occhio alle prime venti posizioni per ricavi. Che per comodità raggrupperemo in fasce di guadagno.

Dopo il podio troviamo nella fascia attorno ai 4 milioni di guadagno: Tetairoa McMillan e Saquon Barkley. Toccano e superano i 3 milioni di guadagno giocatori come: Jalen Hurts, Josh Allen e Trevor Lawrence. La fascia più affollata invece è quella dei 2 milioni dove troviamo: Geroge Kittle, Quinn Ewers, Justin Herbert, Jayden Daniels, J.J. McCarthy, CMC, Rob Gronkowski, Tyler Shough e Amon-Ra St.Brown.

La trasparenza dei report federali conferma l'immagine di una lega dove il valore economico di un atleta ha ormai da tempo superato le prestazioni sul campo.

La NFLPA non è solo un sindacato, ma una potenza finanziaria che può trasformare la fama in un asset tangibile e protetto, garantendo ai giocatori una libertà economica che va ben oltre lo stipendio base. Oggi il brand personale è diventato spesso il vero oro dello sport professionistico e il marketing sportivo è entrato da tempo in una nuova era.

 

Luca Corporente




 
 
 

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