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Otto Graham: quando la finale per un titolo diventa un’abitudine


Proprio a uno dei suoi infortuni si deve l’invenzione e l’introduzione della face mask, tanto amata sui caschi. Prima a uno stadio embrionale di semplice barra di plastica, poi sempre più evoluta. Fece della precisione la sua stura ed ebbe l’accortezza di ritirarsi per tempo.



Se raggiungi dieci finali in dieci anni, in ben due leghe diverse il discorso tanto amato sui GOAT deve partire anche da te, questo fu Graham.
Se raggiungi dieci finali in dieci anni, in ben due leghe diverse il discorso tanto amato sui GOAT deve partire anche da te, questo fu Graham.

Se la grandezza di un quarterback si misura dai trofei in bacheca, allora la discussione sul più grande di tutti i tempi deve necessariamente partire da un nome: Otto Graham. Prima dell’era dei contratti multi milionari e della super specializzazione, Graham ha guidato i Cleveland Browns attraverso un’epopea che rasenta l’impossibile. In un’epoca di fango, caschi di cuoio e difese brutali, lui è stato la precisione fatta persona, il leader che non conosceva la parola sconfitta.

 

Un record inarrivabile: dieci anni e dieci finali

 

La statistica che definisce la carriera di Otto Graham è probabilmente il record più impressionante di tutto lo sport professionistico: ha giocato dieci stagioni nel football professionistico e, in ognuna di esse, ha portato la sua squadra alla partita per il titolo.

Inizia nel 1946 nella neonata Aafc (All-America football conference). Per quattro anni, i Browns di Graham sono semplicemente imbattibili, vincendo quattro campionati su quattro. Quando la AAFC chiude poi i battenti e i Browns confluiscono nella Nfl nel 1950, molti critici pensano che il giocattolo si sarebbe rotto a breve, contro le potenze della lega maggiore. Si sbagliavano. Al loro debutto in Nfl, Graham e compagni schiacciano i campioni in carica, i Philadelphia Eagles e vanno a vincere il titolo al primo colpo. Il suo palmarès finale parla di un dominio senza precedenti: sette titoli vinti (quattro in Aafc e tre in Nfl).Dieci finali raggiunte in dieci anni di carriera. Tre volte Mvp della Nfl (1951, 1953 e 1955). Un record di vittorie da titolare di 114-20-4, la percentuale più alta nella storia dei quarterback.

 

“Automatic Otto” e la rivoluzione del passaggio

 



In un'era fatta principalmente di corse, lui lanciava con una media di nove yard.
In un'era fatta principalmente di corse, lui lanciava con una media di nove yard.

Graham era soprannominato Automatic Otto per la sua incredibile precisione. Sotto la guida del geniale coach Paul Brown, Graham diventa l’architetto del gioco aereo moderno. In un tempo in cui correre con la palla è l’unica opzione sensata, lui lancia con una media di nove yard per tentativo, un record che resiste ancora oggi come uno dei più alti di sempre.

Curiosità: Otto Graham non è stato solo un fenomeno del football. È stato un atleta totale. Prima di diventare una leggenda dei Browns, vince il campionato della Nbl (il predecessore della Nba) nel 1946 con i Rochester Royals. Questo lo rende uno dei pochissimi atleti, nella storia, ad aver vinto titoli professionistici in due dei quattro principali sport americani.

 

Il volto che cambiò letteralmente il gioco

 


A un suo brutto taglio al mento si deve la prima introduzione di quella che era una semplice barra in plastica, che porterà alla nascita della face mask.
A un suo brutto taglio al mento si deve la prima introduzione di quella che era una semplice barra in plastica, che porterà alla nascita della face mask.

Oltre ai record e ai titoli, Graham è legato a un’innovazione fondamentale per la sicurezza dei giocatori. Nel 1953 infatti, durante una partita contro i San Francisco 49ers, Graham riceve un colpo violentissimo al volto che gli causa una profonda ferita sul mento. Per permettergli di continuare a giocare, Paul Brown e lo staff tecnico improvvisarono una protezione: una singola barra di plastica attaccata al casco. Quella è stata, di fatto, la nascita della moderna maschera protettiva (face mask), che da quel momento diventa un equipaggiamento standard per proteggere i quarterback (e a seguire tutti i giocatori).

 

Un’eredità immortale, il ritiro quando è opportuno

 

Otto Graham si ritira nel 1955, dopo aver vinto il suo settimo titolo, nel pieno delle sue forze. Non voleva finire a trascinarsi sul campo. Voleva che il mondo lo ricordasse come un vincitore. Fu introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 1965. La sua grandezza non sta solo nei numeri, ma nell’aver stabilito un livello di eccellenza che ancora oggi funge da bussola, per ogni quarterback che aspira alla gloria. Graham ha dimostrato che la leadership non è fatta di urla, ma di esecuzione impeccabile e di una volontà ferrea di vincere, stagione dopo stagione, finale dopo finale.

 

Luca Salera

 
 
 

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