Tittle: il vecchio guerriero e l’immagine che ha definito un’epoca
- Luca Salera

- 7 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Inventore del lancio nel profondo per ricevitori alti, ha la sua seconda giovinezza a un’età in cui spesso ci si ritira. Di lui rimane una famosa foto, assurta a simbolo della durezza di questo sport, che spesso costringe a inginocchiarsi.
Il suo riscatto arrivato in tarda età: da giocatore finito a Mvp
Yelberton Abraham “Y.A.” Tittle è una leggenda che incarna la transizione del football, da sport terrestre e fisico a uno spettacolo aereo e ad alto punteggio. La sua carriera, durata diciassette stagioni in tre diverse squadre, è un’epopea di longevità e riscatto. Nonostante sia stato un grande protagonista fin dall’inizio, il periodo che lo ha reso immortale è arrivato quando tutti lo consideravano ormai finito, quando guidò i New York Giants a un’incredibile rinascita.
Dall’AAFC all’eredità della Million Dollar Backfield

Tittle inizia la sua carriera professionistica nel 1948 con i Baltimore Colts nell’All-America football conference (AAFC), dove viene subito nominato rookie dell’anno. Quando i Colts si uniscono alla Nfl, Tittle viene acquisito dai San Francisco 49ers nel 1951. A San Francisco, diventa il fulcro della leggendaria Million Dollar Backfield, pur giocando con compagni Hall of Famer come Joe Perry e Hugh McElhenny, per stipendi che erano tutt’altro che milionari per gli standard attuali. In dieci stagioni con i 49ers, Tittle consolida la sua reputazione come uno dei passatori più talentuosi del gioco, andando al Pro Bowl quattro volte e stabilendo le basi per la sua futura grandezza.
Curiosità: Tittle è accreditato per aver inventato l’Alley-oop (il passaggio alto e profondo per un ricevitore alto come R.C. Owens) nel 1957, una giocata che ha anticipato l’uso strategico dell’altezza nel gioco aereo.
La rinascita a New York e l’età d’oro

Nel 1961, all’età di 34 anni ormai ritenuto troppo anziano e in declino dai 49ers, Tittle viene scambiato con i Giants. Arriva a New York non accolto con grande entusiasmo, ma si trasforma rapidamente in una forza della natura. I suoi quattro anni con i Giants rappresentano l’apice della sua carriera e i glory years della stessa franchigia. Tittle guida New York a tre finali consecutive del campionato Nfl (1961, 1962 e 1963). In questo periodo stabilsce due record Nfl consecutivi, per passaggi da touchdown in una singola stagione: trentatrè nel 1962 e trentasei nel 1963. Nel 1963 Tittle viene anche nominato Mvp Nfl. È uno dei soli cinque quarterback, nella storia della Nfl, ad aver lanciato sette touchdown in una singola partita (record condiviso, stabilito nel 1962).
Il simbolo dell’eroe caduto, quella foto che fece storia

Purtroppo la storia di Tittle non finisce con una vittoria al campionato (i Giants perdono clamorosamente tutte e tre le finali). La sua carriera si conclude così nel 1964, ma resta un’immagine di quella stagione che lo ha reso un’icona immortale dello sport. Siamo nel 1964 al Pitt Stadium: in una partita contro i Pittsburgh Steelers, Tittle viene placcato brutalmente dopo un intercetto. La fotografia, scattata da Morris Berman, ritrae Tittle, senza elmetto e inginocchiato in end zone, il volto sporco di sangue e la testa china per il dolore.
Questa foto è considerata una delle immagini più iconiche della storia dello sport nordamericano, un potente ritratto dell’eroe invecchiato e ferito, ma non vinto che simboleggia la brutalità e la tenacia del football. Tittle stesso la definì, in retrospettiva, la foto che segnò: “La fine del mio ballo”.
Al momento del suo ritiro, Y.A. Tittle deteneva i record Nfl di tutti i tempi per passaggi completati, yard lanciate e touchdown passati. Viene introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 1971 e il suo numero 14 è stato ritirato dai Giants. Tittle è l’esempio eterno di un campione che ha riscritto la sua storia a un’età in cui gli altri appendono gli scarpini al chiodo.
Luca Salera



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